Giù le mani da Termini…
e poi a ricordare Ormando


Le "steli della discordia" inaugurate dal Sindaco Walter Veltroni il 23 dicembre 2006 all'interno della Stazione Termini di Roma

C'è un momento in cui qualsiasi struttura (qualsiasi organizzazione) può essere messa alla prova, spesso senza neanche rendersi conto che ciò sta avvenendo.
Per il circolo di Roma questo momento è arrivato il 13 gennaio 2007.
Sei giorni prima (a seguito dell'intitolazione della Stazione Termini al defunto papa Giovanni Paolo II, avvenuta il 23 dicembre 2006 in gran segreto approfittando di uno sciopero della stampa) lo stesso Circolo aveva votato con la più esigua e sofferta maggioranza della sua storia l'uscita dalla Consulta per la Libertà di Pensiero e la Laicità delle Istituzioni, costituita tre anni prima presso l'ufficio della Delegata del Sindaco per le politiche alla multietnicità e alla multiculturalità.
Nonostante da giorni fosse stata attivata una campagna di sensibilizzazione per invitare i cittadini a manifestare il proprio dissenso verso una simile decisione da parte del sindaco, nella stessa riunione veniva approvata la proposta per un sit-in di protesta davanti alla Stazione.
Quella che seguì per il Coordinatore è stata una delle più brutte settimane della sua carriera come membro dell'associazione: l'assemblea aveva deliberatamente scelto di scendere in piazza senza rendersi conto delle difficoltà logistiche nel realizzare una simile iniziativa in tempi ristretti e senza ricordare (o non sapendo) quanto l'isolamento politico dell'associazione (che nel passato si era fatto sentire non poco) potesse comprometterne l'esito.
Si cercano faticosamente alleati, ma la maggior parte delle associazioni fuoriuscite dalla consulta nega la propria adesione ufficiale all'iniziativa e ancora oggi un tale atteggiamento (esaminato col senno del poi) suscita non pochi interrogativi.
L'8 gennaio l'UAAR sembra rimasta sola, ma Altrevie e le organizzazioni della corrente radicale non si perdono d'animo e portano tutte il loro contributo.
Nel pomeriggio del 9 gennaio (come la cavalleria nei film) arriva l'inaspettata adesione di Facciamo Breccia; questo evento cambierà gli equilibri e gli esiti della manifestazione: molte altre sono le organizzazioni (soprattutto del panorama GLBTQ) che aderiscono.
L'allora Coordinatore del Circolo (Francesco Paoletti) ancora oggi ricorda «Non credetti ai miei occhi quando vidi arrivare quell'e-mail nella nostra casella di posta».

Il 13 mattina senza bandiere (perchè all'epoca nell'UAAR nessuno ne aveva ancora mai fatte produrre) e armati di soli striscioni e cartelli, si scende in piazza con un altro spirito; è una vera e propria carica all'arma bianca contro un bastione temibile (il connubio tra amministrazione capitolina e gerarchie della chiesa) che ha il controllo quasi totale dei media: nelle 24 ore precedenti infatti, dopo alcune dichiarazioni del sindaco che tentavano di attenuare l'entità dell'evento del 23 dicembre, una serie di articoli su diversi quotidiani semina la falsa notizia secondo cui la manifestazione sarebbe stata annullata (fatto che ridurrà la partecipazione della cittadinanza).

Ma lo sdegno tra la popolazione romana è troppo forte : i centralini del CALL CENTER del Comune sono stati presi d'assalto dalla cittadinanza indignata e l'iniziativa colpisce la corrente confessionalista capitolina sul ventre molle; stampa e televisioni sono presenti e riportano la notizia anche sui TG in prima serata.
Gli amici di NoGod (ormai tutti dell'UAAR) portano il loro contributo e il loro equipaggiamento (con un altoparlante che ci permetterà di avere un'immagine di fronte ai media ben diversa rispetto a quella che occasioni simili ci hanno riservato).

Gli interventi


La prima voce sulla piazza è quella di Giulio Vallocchia, a cui poi fa seguito Francesco Paoletti.
Dall'altra parte della strada tre o quattro esponenti di Militia Christi tentano di manifestare il proprio dissenso ma non sono autorizzati e saranno fatti allontanare dalla polizia.
Interviene poi Graziella Bertozzo di Facciamo Breccia (la cui presenza è stata determinante), il vicepresidente del consiglio del I Municipio Mario Staderini, che chiede apertamente al Sindaco di rimuovere le due steli dopo le recenti dichiarazioni che avrebbero voluto rassicurare la popolazione circa la non mutabilità del nome dello scalo ferroviario.
Intervengono poi Sergio Rovasio, Massimiliano Iervolino, Franco Pavone, Domiziana Giordano, Andrea Maccarrone, Nino Vasta e Diego Sabatinelli (qui il resoconto audio).
La manifestazione su cui nessuno aveva scommesso diventa un piccolo trionfo mediatico: il Circolo UAAR di Roma per la prima volta nella sua esistenza gioca un ruolo politico attivo nella vita della città; di lì a pochi giorni il Sindaco sarà costretto a rettificare che non si tratta di intitolazione ma di una semplice dedica.

Immediatamente dopo la manifestazione tutte le organizzazioni con tutti i mezzi possibili (motorini e metro) attraversano la città in 30 minuti e portano i rinforzi alla celebrazione per Alfredo Ormando in Piazza S. Pietro (è un doppio strike!).
Quarantotto ore prima Francesco Paoletti e Fabrizio Marrazzo di Arcigay si erano accordati per garantire un reciproco sostegno ai due eventi.
Anche in questo caso l'equipaggiamento con altoparlante fornito dal Circolo di Roma (attraverso Giulio) conferisce alla manifestazione una nuova veste di fronte alle telecamere e ai giornalisti : molti sono gli interventi da parte di tutte le organizzazioni che hanno aderito (compreso il Circolo "Gianni Grana").
Anche le foto e le immagini di questo appuntamento davanti alla basilica finiranno sui giornali (come ogni anno).

Ma gli effetti di questa giornata non si fermeranno qui: questa manifestazione risveglierà come per incanto la coscienza e l'orgoglio laico nella città di Roma, che fino a quel momento si sono manifestati timidi e dormienti.
Una delle iniziative sulla laicità proposte a Roma nelle settimane immediatamente successive al 13 gennaio prenderà il nome di Ricominciamo da Termini.
L'esito della giornata è stato garantito dalla partecipazione delle altre associazioni che hanno aderito, ma la soddisfazione che il circolo ottiene con questa iniziativa non ha eguali nella sua storia passata.
È l'inizio di una nuova collaborazione con le associazioni della corrente radicale e GLBTQ, ma anche della più proficua e costruttiva collaborazione con il movimento di Facciamo Breccia che proprio in quelle settimane ha iniziato a organizzare nella Capitale la sua presenza attiva.

I messaggi che costruirono l'intesa

COMUNICATO STAMPA UAAR, 7 gennaio 2007. Il 23 dicembre il sindaco di Roma Walter Veltroni ha ufficialmente "ribattezzato" la stazione Termini con il nome di Giovanni Paolo II. Le modalità con cui si è arrivati a tale dedica sono state assai poco trasparenti e prive di rispetto nei confronti delle migliaia di cittadini laici che l’avevano criticata in occasione dell’annuncio, effettuato all’indomani della morte del pontefice. Nei quindici giorni successivi non abbiamo purtroppo avuto modo di registrare alcuna presa di distanza da tale decisione da parte degli esponenti politici capitolini.
Per questi motivi, l’assemblea del circolo di Roma dell’UAAR – Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti - riunitasi in data odierna, ha deciso di interrompere ogni rapporto di collaborazione con l’amministrazione Veltroni, uscendo altresì dalla Consulta per la libertà di pensiero e la laicità delle istituzioni, istituita presso il Comune di Roma.
L’assemblea ha deciso inoltre di aderire alla proposta di organizzare un sit-in di protesta per sabato 13 gennaio: sarà un primo momento di sensibilizzazione in vista della manifestazione per la laicità dello Stato e delle istituzioni in programma sabato 10 febbraio.
Nel contempo, l’UAAR invita tutti i cittadini che ancora non lo avessero fatto a contestare il provvedimento, telefonando allo 060606 oppure scrivendo direttamente al sindaco.

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From: claudio
To: Undisclosed-Recipient
Sent: Tuesday, January 09, 2007 10:22 PM
Subject: Protesta contro la decisione di dedicare la Stazione Termini a Giovanni Paolo II

ALTREVIE partecipa alla protesta che sta montando in tutta la città contro la improvvida decisione del Sindaco Veltroni di dedicare la Stazione Termini a Giovanni Paolo II e invita tutti a partecipare alla manifestazione promossa dalle Associazioni laiche di Roma, in programma sabato 12 gennaio alle ore 10,30 all'ingresso della 'Galleria Termini', Via Giolitti 2/a.

Un caro saluto.


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From: elena
To: roma@uaar.it
Sent: Tuesday, January 09, 2007 7:03 PM
Subject: Adesione di Facciamo Breccia

Aver voluto “battezzare” la stazione Termini con il nome di un esponente religioso non è solo un’evidente lesione della necessaria laicità delle istituzioni ma è anche l’ultimo episodio di piaggeria del centro sinistra verso le gerarchie vaticane.
Chi critica le posizioni anticlericali in genere sostiene che è sbagliato non cercare il dialogo. Ma le continue lacerazioni della laicità della cosa pubblica (che contraddistingue sempre più la politica istituzionale italiana anche di centro-sinistra) acuiscono e rendono necessario il conflitto in una situazione in cui è in ascesa un evidente progetto neo-temporalista della chiesa cattolica, mentre, dall’altra parte, la corsa alla genuflessione davanti alle gerarchie vaticane da parte della classe politica di destra e di sinistra mina sempre più la laicità della sfera pubblica.
Aver “battezzato” la stazione Termini con il nome Giovanni Paolo II fa sì che la chiesa cattolica e la sua ideologia entrino nella quotidianità, nella vita e nel lavoro di migliaia di persone ogni giorno.
Da questo punto di vista ad essere maggiormente colpiti dalla genuflessione gratuita sono soggetti socialmente deboli: dalle stazioni in maggioranza ogni giorno passano precari/e, abitanti delle periferie, immigrati/e a cui il pluralismo non è garantito nemmeno nella toponomastica dei propri percorsi quotidiani.
I luoghi pubblici devono essere intitolati a persone su cui c’è un riconoscimento condiviso perché i processi democratici della società civile non possono essere quelli delle folle di fanatici che urlano “santo subito”, quindi intitolare oggi, e con tanta pompa, la stazione ferroviaria della capitale a Karol Wojtyła significa anche soprassedere sui giudizi storico-politici molto diversi che sono stati espressi su questa figura: qualche migliaio di fedeli ha urlato “Santo subito”, gran parte della politica istituzionale italiana ha voluto vedere nell’ex papa l’uomo della pace, ma molti/e altri/e non vogliono dimenticare altri aspetti di questa figura tra cui il ruolo a fianco delle dittature in America Latina, la legittimazione degli ustacha croati, il veto al preservativo nonostante il dilagare dell’AIDS, le politiche misogine e sessuofobiche.
Pertanto "Facciamo Breccia" aderisce convintamente al presidio di sabato 13 indetto da UAAR.


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From: Circolo UAAR di Roma
To: elena
Sent: Tuesday, January 09, 2007 9:05 PM
Subject: Risposta all'Adesione di Facciamo Breccia

Con tutto che l'UAAR aderisce da tempo a Facciamo Breccia, non vi posso nascondere che ogni volta che so della presenza ufficiale del movimento il mio morale va alle stelle.

Grazie amici
Siete più che benvenuti!
Francesco Saverio Paoletti
Coordinatore del circolo UAAR di Roma

Termini oggi

Dopo la manifestazione del 13 gennaio 2007, la stazione TERMINI ha conservato il proprio nome.
Le società Trenitalia e Grandi Stazioni nello stesso mese di gennaio 2007 hanno chiarito che non intendono effettuare mutamenti toponomastici tanto sui biglietti quanto sulla cartellonistica ferroviaria. In ogni caso ancora oggi non sono pochi coloro che si chiedono che differenza passi tra una intitolazione ed una dedica.
La sensazione generale però è quella per cui una certa politica capitolina abbia compreso di aver commesso un’azione troppo compromettente dal punto di vista istituzionale e di aver cercato una scappatoia in extremis nel momento esatto in cui si è resa conto che la corrente laicista nella capitale era tutt’altro che inesistente o dormiente.
E così quelle due “steli della discordia” sono rimaste a testimonianza di uno stato di equilibrio instabile nell’ambito della serrata contrapposizione tra il fronte laicista e il fronte confessionalista (nulla ricorda da più vicino le opposte trincee della prima guerra mondiale che restavano attestate sulle proprie posizioni a poca distanza dalla prima linea nemica e determinate a non cedere neanche un metro di terreno).
Il futuro non è scritto, perché non esiste garanzia che un’eventuale amministrazione capitolina di matrice confessionale non possa riprendere in mano l’intenzione di cambiare definitivamente il nome della Stazione Termini.

Già nei mesi successivi l’opposizione di Centro destra del V Municipio tenta di far approvare una mozione per inoltrare al Sindaco la richiesta di intitolare definitivamente la stazione a Giovanni Paolo II; questo tentativo (che si inserisce in una campagna pianificata di destabilizzazione delle maggioranze in tutte le circoscrizioni di Roma anche attraverso l’imposizione di crocifissi nelle aule consiliari e che vedrà la partecipazione attiva di agitatori di Militia Christi) sarà reso vano anche grazie al voto contrario di alcuni esponenti della stessa Margherita.
L’unico evento certo è che il 13 gennaio 2007 resterà nella memoria come il giorno in cui il fronte laicista a Roma ha ritrovato la sua coscienza e il suo ruolo (grazie anche all’iniziativa del Circolo UAAR di Roma e dei suoi membri che hanno saputo spingere l’associazione da uscire dal letargo e ad agire): l’anno 2007 sarebbe stato un grande anno di svolta.

 
 


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