27 agosto 2007
Sit-in di protesta davanti all'ambasciata britannica

Una fase della manifestazione all’ambasciata del Regno Unito a Roma
Una fase della manifestazione all’ambasciata del Regno Unito a Roma
(foto: Sergio D’Afflitto)

Il 27 agosto 2007 si è tenuto a Roma, di fronte all’ambasciata del Regno Unito in via Venti Settembre, un sit-in di protesta contro la decisione di quel governo di rimpatriare in Iran Pegah Emambakhsh, una donna lesbica la cui compagna era stata arrestata più di due anni addietro, promosso da Arcigay e che ha visto la collaborazione di varie associazioni gay, laiche e liberali quali Arcilesbica, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli” e l’organizzazione “Facciamo Breccia”. Presenti anche alcuni deputati, tra cui l’on. Franco Grillini (DS), presidente onorario dell’Arcigay.

Proprio durante la manifestazione era giunta la notizia in via non ufficiale che il governo britannico aveva concesso un ulteriore rinvio. Il ministro italiano senza portafoglio alle Pari Opportunità Barbara Pollastrini (DS) ha dato in seguito conferma indiretta di tali voci. Altri esponenti del governo, tra cui il ministro per la Solidarietà Sociale Ferrero e la sottosegretaria agli Esteri Patrizia Sentinelli avevano infatti dichiarato di aver appreso l’intenzione delle autorità britanniche di rinviare la partenza di Pegah Emambakhsh.

Su iniziativa del radicale Cappato, inoltre, anche il Parlamento Europeo era stato interessato della questione e il vicepresidente della Commissione Europea Frattini (FI) aveva invitato il governo britannico a sospendere il rimpatrio, in quanto contrario ai principî dell’Unione Europea rimpatriare un rifugiato che rischia la pena di morte per il proprio orientamento sessuale.
Nel frattempo, l’ambasciatore britannico a Roma, S.E. Edward Chaplin, ha accettato un incontro con alcuni esponenti politici e dei movimenti: l’indomani ha ricevuto una delegazione guidata dal presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, e dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio.

Dopo che la notizia è divenuta pubblica, numerose associazioni hanno seguito la vicenda e si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà. Nel Regno Unito è soprattutto il quotidiano di sinistra The Guardian a dar voce alle organizzazioni che stanno interessandosi della questione.


Pegah Emambakhsh
Pegah Emambakhsh

Pegah Emambakhsh, la donna iraniana di 40 anni rifugiata nel Regno Unito nel 2005 per sfuggire a una condanna a morte irrogata nel suo Paese in quanto lesbica, evitò il rimpatrio. La donna, residente a Sheffield, aveva chiesto asilo politico al governo britannico, ma la decisione di un magistrato aveva rigettato la richiesta, motivando il diniego con l’assenza di evidenti prove dell’omosessualità della rifugiata. Pertanto era stata tratta in arresto e ne era stato ordinato il rimpatrio forzato in Iran. Pegah Emambakhsh avrebbe dovuto lasciare il Paese il 13 agosto, ma era intervenuto un rinvio di 15 giorni nel corso del quale alcune associazioni gay britanniche e italiane si erano accorte del fatto, che stava passando quasi sotto silenzio nel Regno Unito. L’Italia, sia per voce del governo che per iniziativa di membri dell’opposizione, anche al Parlamento Europeo, si era dichiarata disponibile a concedere asilo alla donna iraniana, anche se la data di rimpatrio non aveva subito nonostante ciò alcuna variazione.

Del 12 febbraio 2009 è la notizia, infine, che Pegah ha ottenuto l’asilo politico nel Regno Unito. Nel commentare positivamente la notizia, il gruppo attivista gay britannico Outrage ha affermato che «…l’Iran è in proporzione più omofobico di qualsiasi altro Paese del mondo».

 
 


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