Unioni civili: una fiaccolata per un Campidoglio laico

Alla fine siamo stati costretti a scendere in piazza per difendere le nostre firme, la volontà popolare e le procedure istituzionali.

Il sindaco Veltroni, dopo mesi di ambiguità e dopo aver fatto riscrivere il testo di delibera popolare da Maria Pia Garavaglia, si è recato in un Paese straniero per ricevere dal Segretario di Stato di quel Paese l’ordine per cui il testo di delibera (redatto dalla propria vice) non deve andare ai lavori del Consiglio Comunale.
In qualità di cittadini italiani (ancor prima che associati UAAR) abbiamo ritenuto questo un fatto estremamente grave per la sovranità delo stato e per la sopravvivenza della democrazia.

Nonostante fossero le ore 18 di un giorno lavorativo più di 200 persone hanno avuto la forza di essere presenti al Campidoglio per manifestare il proprio dissenso alla politica confessionale del Sindaco.

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  • Da Alice Notizie:
    Roma, 4 dic. (Apcom) - Radicali, Arcigay, gli atei e agnostici dell’Uaar, deputati della Rosa nel pugno, la rosa arcobaleno, socialisti del Pse, circolo Mario Mieli, bandiere che sventolano in piazza del Campidoglio dove un centinaio di persone si sono riunite per una fiaccolata a sostegno del registro delle unioni civili nel comune di Roma.
    Una proposta popolare che si avvale di 10.000 firme raccolte dai Radicali di Roma giace, infatti, al Comune in attesa di essere discussa, e domani scadono i termini previsti dallo statuto che obbligano alla discussione consiliare. «Non hanno il coraggio nè di approvarla, nè di rifiutarla, così scelgono di violare la legalità», liquida così la questione lo storico leader radicale Marco Pannella, in prima fila sotto il colonnato del Campidoglio. «Se non verrà rispettato lo statuto, ricorreremo alla giustizia amministrativa», incalza Rita Bernardini, segretario dei radicali. Bernardini ricorda il recente incontro del sindaco Walter Veltroni con il cardinale Bertone e scuote il capo: «Il sindaco non riesce mai a dire una cosa chiara, è un muro di gomma. Uno specialista: non riesce a tenere il punto su un’idea».
    Mentre i Cus approderanno nell’aula del Senato a fine gennaio, al Comune capitolino la maggioranza studia soluzioni per uscire dall’impasse: registri di solidarietà, odg che impegnino il sindaco a sollecitare in Parlamento la discussione sulle unioni civili. Intanto i termini per la proposta popolare sull’istituzione del registro civile spirano.
    «Non è una questione terminologica, nè ideologica, ma una questione pratica», sottolinea il deputato del Prc Vladimir Luxuria, in piazza con la fiaccola accesa. A Pisa, dice, esiste un registro dal 1998 e quando entrerà in vigore una qualsiasi legge che disciplini le unioni di fatto, le coppie registrate avranno già certificato la durata del legame ai fini di acquistare diritti, come per l’asse ereditario. Il registro delle unioni civili è presente infatti in circa 20 comuni in Italia. Ma per i promotori è importante che passi a Roma.
    È Roma, ha un’importanza nazionale» - ha sottolineato Luxuria - «e Walter Veltroni non è solo il sindaco di Roma, è il leader del Pd. E in assenza di programmi del Pd, io mi rifaccio al discorso del Lingotto dove Veltroni parlò dei Dico. Fallire di nuovo significa mettere un’ipoteca su quel capitolo del programma dell’Unione». Riguardo alle parole di D’Alema e il suo no ai matrimoni tra omosessuali, Luxuria commenta pacatamente: «Non abbiamo chiesto il matrimonio religioso, non abbiamo chiesto che si celebrino matrimoni gay a San Pietro. La nostra è una richiesta di diritti civili, non offendiamo nessuno».
    Tre fogli di adesione, ma solo un centinaio di persone sono in piazza, tra cui due volti significativi. «Essere qua significa dare la possibilità a tutte le forme di amore di avere espressione e tutela, la forma più alta di tutela possibile. Ed è un incorraggiamento al nuovo leader del Pd», sottolinea Maria Antonietta Coscioni, vedova di Luca Coscioni e presidente dei Radicali. Mina Welby, la vedova di Piergiorgio ha poche parole: «È una battaglia giusta, spero che il sindaco ci ascolti. In altri comuni, il registro c’è già, perchè a Roma no? Perché c’è Bagnasco? Piergiorgio ha lottato per tutti, per la laicità, sono qui anche a nome suo».
    I cartelloni scritti a mano svettano sulle teste dei particanti alla fiaccolata: «Bertone nuovo sindaco», «Il Papa veste Prada», «Pd = poi decideremo», una scritta in mezzo alle altre, sta un po’ più in basso, la porta una bambina: «Roma è laica, Veltroni no».
  • DA ASCA:
    Non solo i Radicali Italiani e l’associazione Radicali Roma in piazza del Campidoglio per la fiaccolata a sostegno dell’istituzione del registro delle unioni civili nel comune capitolino. Sono in molti nel cuore di Roma dalle 18 «per difendere la delibera sul registro delle unioni civili e per affermare la legalità democratica delle istituzioni comunali». Le due delibere alle quali si fa riferimento, e una di queste è di iniziativa popolare, sono in attesa di essere esaminate dal consiglio comunale. Alla fiaccolata, alla quale è presente anche l’onorevole Vladimir Luxuria, hanno aderito, tra gli altri, Marco Pannella, Franco Grillini e diversi centri di cultura omosessuale, il leader del Partito socialista, Enrico Boselli le deputate Sd Fulvia Bandoli, Gloria Buffo, Katia Canotti e Gianpaolo Silvestri, responsabile dei diritti civili del Sole che Ride, ma anche molte altre associazioni, tra queste l’Uaar, l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. «Lo scontro che si sta creando sulle unioni civili è significativo del fatto che due schieramenti, il centro-destra e il centro-sinistra, non sembrano in grado di assicurare diritti di cui godono i cittadini europei», ha spiegato all’Asca Raffaele Carcano, segretario dell’Uaar, aggiungendo che «noi non chiediamo ai cattolici di iscriversi al Registro delle Unioni Civili, chiediamo semplicemente rispetto nei confronti di chi non è cattolico e vuole uno stato di eguaglianza». «Questa» - ha detto Giulio Cesare Vallocchia, curatore del sito internet www.nogod.it - «è una fiaccolata importante per i cittadini omosessuali, per far sì che sia loro riconosciuta un’esistenza di coppia, ma è anche una battaglia per i diritti civili che vede insieme associazioni laiche di tutti i tipi, perché se non si mette insieme una resistenza laica è difficile che il nostro Paese riesca a liberarsi dalla teocrazia dominante. Bisogna evitare il rischio di diventare come l’Iran».

 
 


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