Unioni civili:
il giorno della verità

Con la seduta più deprimente e scandalosa della sua storia recente il Consiglio del Comune di Roma boccia tutte le proposte sulla costituzione del Registro delle Unioni Civili.
Il sindaco non si presenta in aula.
È la fine di qualsiasi speranza di laicità nell’attuale giunta capitolina ed è l’inizio ufficiale della carriera di Walter Veltroni come figura politica nell’area confessionalista.
Sotto la pioggia di fronte alla statua di Marco Aurelio un’unica sigla resta a tenere la piazza fino alla fine: l’UAAR.

  • Video della manifestazione al Campidoglio

Venne dunque il giorno della verità.
Venne il giorno in cui la giunta capitolina fu chiamata a esprimersi sulla costituzione del Registro delle Unioni Civili dopo che dal 7 marzo al 7 giugno un comitato promotore aveva raccolto 10.260 firme per la proposta di una delibera di iniziativa popolare.

All’ordine del giorno sono:

  • la delibera sostitutiva redatta dal vice sindaco Maria Pia Garavaglia;
  • due mozioni da parte del neonato PD;
  • una mozione da parte dell’opposizione;
  • la delibera di iniziativa popolare proposta dal Comitato Promotore.

Come il 4 dicembre scorso le associazioni sono tutte tornate in piazza, ma questa volta tutti sanno come andranno le cose: nessuna delle proposte passerà.
Nonostante i cittadini si siano espressi e nonostante gli accordi tra sindaco e Comitato Promotore, il veto da Oltretevere è categorico: Roma non deve avere un registro per le unioni civili (già presente in molte città italiane).
Dopo il 22 novembre infatti Avvenire (il quotidiano della CEI) colpisce a ripetizione la questione Unioni Civili e nei giorni successivi il sindaco si reca personalmente dal segretario di Stato vaticano Cardinale Bertone a ricevere il diktat.
Nessuno ha sollevato una questione di sovranità dello Stato e di indipendenza delle sue istituzioni!

Lo scandalo politico e istituzionale sarebbe grande in un Paese civile, ma non per un’Italietta bigotta e clericale che ha imparato a ricevere ordini di politica interna da un Paese straniero che, oltre a non far parte dell’Unione Europea, non ha mai sottoscritto né riconosciuto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Di nuovo in un giorno lavorativo le associazioni e i militanti delle varie sigle politiche si danno appuntamento sulla piazza del Campidoglio, ma questa volta c’è la pioggia ad aspettarli: la presenza del sit-in del 4 dicembre non si ripeterà.

L’UAAR è sul luogo fin dalle 15:30, poi arrivano i socialisti, i radicali, gli esponenti della nuova sinistra, arriva Arcigay e arriva anche qualche militante di No-Vat e qualche associato dell’AGeDO.
Le condizioni atmosferiche volgono rapidamente al peggio e nessun altro arriverà.
Non mancano però la stampa e le televisioni (anche perché l’evento ha una rilevanza non trascurabile).

Alle 17 giunge la notizia che è stato raggiunto il numero legale e la seduta può iniziare.
I membri del Comitato Promotore vengono fatti entrare insieme ai giornalisti e alle varie altre associazioni (saranno tra i pochi che riusciranno ad accedere alla seduta perché verso le 18 sarà diffusa la notizia, non vera, che l’aula è piena e non può ospitare altro pubblico oltre quello già presente).

Sulla piazza restano pochi manifestanti che, piano piano, diminuiranno sempre di più.
Dopo le 18 davanti alla statua di Marco Aurelio ci sono solo le bandiere dell’UAAR.
Qualcuno dei consiglieri resta impressionato per la determinazione dei “non credenti” militanti i quali per la prima volta si mostrano addirittura più tenaci degli esponenti delle associazioni GLBT a sostegno di un tema che dovrebbe interessare queste ultime in misura di gran lunga superiore.
Dall’aula si sentono le grida di disappunto fin sulla piazza, mentre arrivano SMS sull’evoluzione degli eventi.

Alle 19:30 restano solo tre militanti UAAR ad attendere il coordinatore del circolo di Roma che uscirà un’ora più tardi con la notizia che tutti si aspettavano: tutte le proposte sono state bocciate!

La sconfitta della Roma laica era attesa ed evidente, ma la sconfitta politica del PD alla sua prima prova sul tema dei diritti civili lo è ancora di più.
Nulla rimane dei DS, ciò che traspare dalle file del PD (il Partitus Dei) è il confessionalismo dilagante del suo elemento costitutivo principale: la Margherita (con tutto ciò che ne consegue).

Il Comitato promotore della delibera di iniziativa popolare potrebbe andare orgoglioso di una vittoria politica: quella di aver smascherato definitivamente la confessionalizzazione della giunta veltroniana; ma quale organizzazione che abbia un minimo di coscienza sociale può andare orgogliosa di una vittoria politica che vede la rovina della collettività?

Come qualcuno ha osservato, la sconfitta è stata di tutti: è l’ennesimo passo del Paese verso un baratro oscurantista che ha sostituito i diritti fondamentali con dogmi dottrinali, che ha permesso alla religione di entrare nella vita pubblica al posto dei valori civili e che presto trascinerà tutti verso un Medioevo prossimo venturo.

Cos’è accaduto dentro l'Aula Giulio Cesare il 17 dicembre 2007

  • Ore 16:45. All’inizio sembra mancare il numero legale in quanto non tutti i consiglieri sono presenti, poi arriva la smentita e si da il via ai lavori: il sindaco Walter Veltroni è assente.
  • Ore 17. Tutti i membri del Comitato Promotore vengono fatti entrare all’inizio della seduta.
    I lavori si aprono con una lunga sequela di interventi e di dichiarazioni di voto sulla proposta di delibera redatta da Maria Pia Garavaglia (che avrebbe dovuto sostituire quella popolare).
    I consiglieri promotori e sostenitori della delibera (tra cui Quadrana che interviene per primo) sono decisamente vicini alle posizioni del Comitato Promotore, i consiglieri dell’opposizione manifestano il confessionalismo più becero in difesa della famiglia tentando di negare la dipendenza dei loro stessi partiti dall’ingerenza clericale (forse vogliono solo convincere loro stessi che la realtà non è come quella che tutti i cittadini vedono) ma non perdono occasione per sottolineare l’assenza del sindaco in aula, i Consiglieri del PD si distinguono per un inconfondibile gesuitismo cerchiobottista che lascia presagire l’esito finale della seduta.
    Molte le interruzioni da parte di entrambe le ali del consiglio.
    Praticamente non esiste intervento in difesa della famiglia da parte dei consiglieri dell’UDC in cui dalla platea non venga gridato il nome di Cosimo Mele.
    Durante l’intervento di Adriana Spera tre esponenti dell’opposizione (due dell’UDEUR e di uno di AN) aggrediscono verbalmente la consigliera: la reazione della platea (soprattutto dei radicali) è immediata, «fascisti» è la parola che risuona a diverse voci dentro l’aula; si rischia la sospensione della seduta.
    Terminati gli interventi si va alla votazione: delibera bocciata.
  • Ore 19. Si passa all’esame di tre proposte all’ordine del giorno (una dell’opposizione e due della maggioranza); attraverso una di queste Veltroni tenta di salvare la faccia rinviando (attraverso un PD compiacente) tutto al governo, ma arrivati alle votazioni tutte e tre vengono bocciate.
  • Ore 19:30. Arriva alla fine l’esame della delibera di iniziativa popolare.
    Massimiliano Iervolino (segretario de Radicali di Roma e capogruppo del Comitato promotore) interviene e spara a zero su tutti: denuncia tutte le irregolarità del Comune verso i regolamenti e verso tutte le delibere di iniziativa popolare che sono in attesa di discussione da anni, denuncia tutti i retroscena che si sono avuti a Roma dal 22 novembre e il rapporto losco tra sindaco e Vaticano, denuncia anche i miliardi di euro che ogni anno vengono versati al Vaticano attraverso l’8 per mille, soldi con cui vengono finaziate anche le campagne elettorali di alcuni consiglieri dell’opposizione.
    A questo punto l’opposizione insorge, ma la platea reagisce immediatamente e inizia ad apostrofare i consiglieri del centro-destra con termini come "leccapreti" e "baciapile". Dopo un attimo di confusione, la seduta riprende.
    Si passa a un ultimo giro di interventi (in cui dalla platea viene di nuovo gridato il nome di Cosimo Mele ogni volta che l’UDC tenta di parlare di difesa della famiglia).
  • Ore 20. Si arriva alla votazione.
    Poco prima della votazione due ragazze di Arcilesbica gridano «Vogliamo le unioni civili!» e si baciano davanti al Consiglio. C’è un nuovo momento di confusione.
    Si vota: delibera bocciata.
    Immediatamente dalla platea il Comitato Promotore tira fuori tante bandierine del Vaticano e grida «Viva il papa re!».
    I Giovani Socialisti espongono un cartello con scritto «PD = POI DECIDEREMO»: i vigili si avvicinano per rimuovere gli oggetti.

La giunta capitolina, nonostante una maggioranza schiacciante della sinistra e del centro-sinistra (38 contro 22), non è riuscita a far approvare un provvedimento semplice e banale come la costituzione di un registro delle unioni civili già presente in almeno altri 70 comuni italiani, ma non basta: è riuscita a non far approvare la propria delibera sostitutiva con tutti i provvedimenti che alcuni suoi gruppi avevano presentato.
Il Sindaco si è dato latitante.
È la giornata più nera del nuovo partito appena nato: il PD e Veltroni si coprono di ridicolo perché lo stesso Ruini si era anche dichiarato contrario alla proposta del PD di rimandare tutto alle decisioni del governo (provvedimento attraverso cui il Sindaco tentava di uscire dalla questione attraverso una “via di emergenza”).

È la fine della credibilità laica di Walter Veltroni ed è l’inizio della sua nuova carriera di chierichetto al servizio del Vaticano!

Documenti e comunicati stampa


A ROMA LA LAICITÀ È MORTA. Il Comitato Promotore della Raccolta firme per l’istituzione di un Registro delle Unioni Civili al Comune di Roma prende con rammarico atto del voto negativo del consiglio Comunale. Una sconfitta pesante non solo per noi ma per tutta Roma, per il Paese e per le sue istituzioni laiche e democratiche che, ancora una volta, hanno perso un’occasione per dimostrare autonomia e vicinanza alle richieste e alle aspettative dei cittadini. Con il voto di oggi la Laicità a Roma è morta. Per parte nostra siamo orgogliosi e soddisfatti di aver portato al centro del confronto politico una questione fondamentale per la qualità civile e democratica della convivenza nella nostra città partendo dal basso, con metodi di democrazia diffusa e diretta; e di aver costretto ad un voto, dopo 15 anni di amministrazione di centro-sinistra a Roma, il Consiglio e i consiglieri. Ognuno ha avuto modo di assumersi in prima persona le proprie responsabilità e di mostrare con un atto concreto decisionale la sua posizione di fronte ai cittadini. Un momento di chiarezza a questo punto irrinunciabile per tutti i laici, omosessuali, bisessuali e trans del nostro Paese. Appare chiaro e limpido a tutti che la bocciatura della delibera, scontato il voto negativo delle forze del centro-destra, è da attribuirsi al PD. Una forza che sulle questioni di laicità e diritti civili appare sempre più appiattita sulle posizioni clericali delle sue componenti interne integraliste e reazionarie, vicina ai potenti delle gerarchie vaticane e lontana dai cittadini più deboli e discriminati. Un partito senza coraggio che ha preferito preservare i suoi equilibri interni piuttosto che ascoltare le istanze della società civile, dimostrando capacità di dialogo e di apertura. Se ancora esistono dei laici in quel partito hanno perso l’ennesima occasione per battere un colpo e per dimostrare a tutti noi se privilegiano coerenza e rispetto dei diritti all’attaccamento a una seggiola. In tutta la vicenda il peso del sindaco, e leader del PD, Veltroni è stato assolutamente negativo. Il suo intervento, sponsorizzato da Avvenire e dal cardinal Bertone, ha segnato l’irrigidimento su una posizione inaccettabile di assoluta chiusura, dimostrata anche dall’indisponibilità del sindaco a incontrarci come Comitato per capire con noi le nostre richieste e istanze. Appare logico che per tutte le associazioni GLBT è importante ripartire dai nostri vissuti e dal raggiungimento di pari dignità e diritti per tutte le cittadine e i cittadini senza che qualcuno possa apporvi dei veti dall’esterno. Noi non ci rassegniamo e proseguiremo il nostro impegno e la nostra lotta nella città a fianco dei cittadini e nelle istituzioni laddove si aprono varchi di agibilità. Oggi i cittadini romani hanno dimostrato di essere più avanti delle istituzioni; questo ci rafforza nella determinazione e ci incoraggia nel perseguimento dei nostri obiettivi: Parità, Dignità, Laicità.

Comitato Promotore Raccolta Firme per il Registro delle Unioni Civili a Roma: Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, DiGayProject, Gruppo Pesce Roma, Circolo UAAR di Roma, Rosa Arcobaleno, GayLib, Associazione Radicali Roma, FGS Roma.


«SCONFITTA PER CITTÀ INTERA» (OMNIROMA). ROMA, 18 dicembre. «Sul piano dei diritti civili il Pd sceglie l’integralismo del Vaticano. Quanto accaduto ieri in consiglio comunale è una sconfitta per l’intera città, non solo perché la maggioranza di centro-sinistra non è stata in grado di mantenere fede agli impegni presi con il programma elettorale, ma perché si è negato il riconoscimento e la garanzia di diritti giusti». A dichiararlo in una nota è Nando Simeone, consigliere di sinistra critica alla Provincia di Roma. «La sinistra ha dimostrato tutta la sua subalternità ai poteri forti, siano economici che ecclesiastici, e al centrismo che sempre di più caratterizza Veltroni, come sindaco e come leader politico» — aggiunge — «La lotta per lo Stato laico continua e personalmente presenterò in Consiglio provinciale un Odg, della stessa specie discussa in Campidoglio ieri, affinché la Provincia si impegni per promuovere nei comuni del territorio la costituzione del registro per le Unioni Civili».

«PRESENTERÒ ODG IN CONSIGLIO PROVINCIALE DI ROMA PER ISTITUIRE REGISTRI UNIONI CIVILI» (Adnkronos) Roma, 18 dicembre. «Che sul piano della politica economica il Partito democratico rispondesse ai dettami di Confindustria e che il vero leader politico del centro-sinistra sia Montezemolo era già stato chiarito, ma da ieri anche sul piano dei diritti civili il partito di Veltroni sceglie l’integralismo del Vaticano». A dichiararlo è Nando Simeone, consigliere di Sinistra Critica alla Provincia di Roma. «Quanto accaduto ieri in Consiglio comunale» — ha continuato Simeone — «è una sconfitta per l’intera città, non solo perchè la maggioranza di centro-sinistra non è stata in grado di mantenere fede agli impegni presi con il programma elettorale, ma perchè si è negato il riconoscimento e la garanzia di diritti giusti. La sinistra ha dimostrato tutta la sua subalternità ai poteri forti, siano economici che ecclesiastici, e al centrismo che sempre di più caratterizza Veltroni, come sindaco e come leader politico». «La lotta per lo Stato laico» — ha concluso Simeone — «continua e personalmente presenterò in Consiglio provinciale un Odg, della stessa specie discussa in Campidoglio ieri, affinchè la Provincia si impegni per promuovere nei comuni del territorio la costituzione del registro per le Unioni Civili».

 
 


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