15 gennaio 2008: il giorno in cui fu salva la “Sapienza”

Dopo una lettera firmata da 67 docenti che si oppone alle decisioni del rettore non ratificate dal senato accademico, Ratzinger rinuncia a tenere la prevista “lectio magistralis” nella cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico.
La stampa italiana ossequiente e baciapile scatena una campagna mediatica filo-confessionale inventando una farsa vittimista in cui una non ben definita “fazione laicista” avrebbe levato la parola al teocrate.
La stragrande maggioranza della stampa internazionale riserva all’episodio una modesta attenzione.

Da oltre un mese aspettavamo la visita del monarca teocrate all’Università di Roma (invitato da un rettore salito agli onori della recente cronaca giudiziaria) affinché il Vaticano potesse piantare la propria bandiera sul più importante ateneo d’Europa.
Da giorni l’università era blindata e tutte le richieste per manifestazioni erano state respinte o concesse in luoghi distanti che non avrebbero permesso alcuna forma di dissenso visibile ai media.
Tutto era pronto per l’ennesima aggressione della piovra confessionale a una struttura dello Stato.
Voci hanno parlato di possibili scontri, mentre la stampa ha alimentato la tensione.
La reazione della realtà universitaria e delle varie organizzazioni studentesche è stata divisa e frammentata, ma 67 docenti hanno manifestano il proprio dissenso alle scelte del rettore:

«Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza.
Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”.
Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato.

Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouche’, Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo’, Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni, Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello».

Gli studenti si dividono (i collettivi insistono per un sit-in sotto la Minerva, mentre No-Vat opta per una “Frocessione”).
Le associazioni aderiscono in ordine sparso; l’UAAR, dopo aver mandato la solidarietà e il proprio sostegno ai docenti e dopo aver scritto a diverse testate, resta in attesa dell’evolversi degli eventi.
Diversi iscritti chiamano il coordinamento del circolo di Roma, ma la risposta è una sola: «Siamo in attesa di notizie».

Alle 17 di martedì 15 gennaio arriva la notizia: il papa rinuncia alla visita!

Immediatamente parte il Comunicato stampa dell’UAAR.
È una vittoria… ma molti non la considerano tale: sono in tanti a temere una reazione della stampa baciapile che infatti non si farà attendere.
L’Italia clericale fa a gara nel manifestare devozione al teocrate che con la sua scelta ha esternato il suo personale risentimento per non aver incontrato l’ovazione generale dal popolo universitario di Roma.
Vengono inventate notizie secondo cui sarebbe stata levata la parola al papa.
Per due giorni il “coro confessionale” alza la voce dipingendo un ambiente universitario estremista, violento e intollerante; il fuoco di bordata dei media sembra non voler dare tregua alla timida reazione degli ambienti universitari.
Il fronte laico risponde con i pochi mezzi che ha (il coordinatore del circolo di Roma scrive una lettera aperta a Ezio Mauro).
Ma, nonostante tutto, qualcuno inizia ad aprire gli occhi.

Il 17 gennaio (nonostante la svolta degli eventi) molte organizzazioni scendono ugualmente in piazza.
L’UAAR (dati gli sviluppi) conterrà la sua partecipazione a un volantinaggio serrato davanti all’università.
Alcuni militanti di CL, in una patetica recita di "finte vittime", si presentano imbavagliati nell’Aula Magna (alcuni di loro non risulteranno essere neanche studenti: chiaro segno che il confessionalismo sa usare i propri provocatori con molta fantasia e senza troppi scrupoli); su questo episodio il TG2 produrrà un vero e proprio servizio di propaganda filo-confessionale, glissando invece sulle continue violazioni ai diritti di tutta l’umanità che si estrinsecano ogni qual volta un rappresentante religioso, chiedendo libertà di parola, pretende di imporre a tutti le proprie dottrine.

La sera del 17 gennaio l’aula del collettivo della facoltà di Fisica viene devastata da squadristi di destra.
Segue il comunicato stampa dei collettivi universitari:

«Ci avete dipinto come violenti e intolleranti.
Il rettore ieri ci ha chiuso fuori dalla città universitaria come pericolose bande medievali pronte alla devastazione e al saccheggio.
Aspettavate di vederci cadere nella trappola e scontrarci con le forze dell’ordine.
Non è accaduto, ma questo clima ha portato a degli atti punitivi che hanno colpito l’aula studenti di fisica, il gabbiotto autogestito di geologia e l’aula occupata di giurisprudenza.
Questa mattina entrando nell’aula occupata di Fisica, gli studenti hanno trovato foto e manifesti strappati dalle pareti e armadi, computer e libri imbrattati con bombolette; uno spettacolo in perfetto stile squadrista.
I luoghi simbolo dell’università che vorremmo, dove gli studenti si incontrano, studiano e dibattono liberamente.
Sapevamo di aver fatto cosa grande e sgradita a molti, ce l’hanno fatta pagare e speriamo che i responsabili di questi atti non vadano oltre.
Ma questo non deve cancellare i contenuti che in questi giorni abbiamo prodotto.
Il Re è nudo.
L’atteggiamento del Vaticano ha dimostrato, al di là delle parole, la natura eminentemente politica di questa istituzione.
La quasi totalità dell’arco politico istituzionale, non riuscendo a far altro che a balbettare insulti a noi e servilistiche scuse al Papa, sottraendosi poi, esattamente come Ratzinger, alle contestazioni, ha dimostrato una volta di più la distanza che lo separa dalla società reale, che ormai non riesce più non solo a rappresentare, ma neanche a interpretare.
E ha anche dimostrato di essere ostaggio di una Chiesa sempre più prepotente e delle sue lobby.
Le istituzioni universitarie, il rettore Guarini in testa, con la loro gestione ridicola e incompetente dell’intera situazione prima e con la militarizzazione tanto surreale quanto autoritaria della piazza nella giornata di giovedì hanno reso evidente la crisi di potere che attraversano e l’incapacità di governare un corpo studentesco che parla ormai una lingua che non capiscono.
I media, se ce ne fosse ancora bisogno, con la loro caccia al mostro e con la totale mistificazione della realtà che hanno operato, hanno dimostrato ancora una volta di essere mero strumento di propaganda del potere e di indottrinamento della società civile.
Quando abbiamo iniziato non pensavamo che sarebbe venuto a galla tutto questo.
E nemmeno pensavamo che il rettore sarebbe arrivato a tanto, dimostrando di aver perso totalmente il controllo di sé stesso, prima che dell’Università.
Vietare l’accesso alla città universitaria agli studenti che volevano manifestare, chiedendo il dispiegamento di un numero enorme di forze dell’ordine in assetto antisommossa a bloccare gli ingressi, impedendo la normale circolazione di chiunque in uno spazio pubblico e lasciando che, invece, i fascistelli di Alleanza Universitaria scorrazzassero liberamente per le strade della nostra università è degno solo di una dittatura.
Guarini si deve dimettere.
Ma quello che è successo non può essere cancellato.
Non importa quanto o quanti abbiano capito, noi c’eravamo.
Non si potrà più tornare indietro.
Abbiamo dimostrato che gli studenti possono decidere dell’università.
Abbiamo dimostrato che il Papa può essere contestato come qualsiasi uomo su questa terra senza che nessun fulmine colpisca chicchessia.
Abbiamo dimostrato che il dibattito in questo Paese sulle questioni della scienza, delle ingerenze culturali e politiche del Vaticano sulla ricerca e sul pensiero scientifico è indegnamente arretrato e censurato.
Abbiamo dimostrato che chi dissente e lo fa con la forza delle proprie idee viene additato da tutti come Il Mostro.
E se a molti ha dato fastidio, vuol dire solo che abbiamo colpito nel segno.

Collettivo Resistenza - Fisica
Coordinamento dei Collettivi “Sapienza”

Ma non è finita!
In data 20 gennaio (mentre il fronte confessionalista rinserra le file in una piazza S. Pietro gremita) ai Radicali viene impedito di diffondere un volantino dove si evidenzia la copertura mediatica goduta dal Vaticano, per dimostrare quanto in realtà non sia affatto vero che la Chiesa non abbia libertà di parola, ma (al contrario) gode di più spazi televisivi di tutti i partiti messi insieme.

Considerazioni

La maggior parte dei media hanno accusato una non ben determinata “fazione laicista” di non aver permesso al papa di parlare.
Qualcuno ha parlato di negazione dei diritti, di mancanza di laicità e di ritorno a un oscurantismo medievale (glissando sull’oscurantismo dell’attuale chiesa cattolica).
Eppure tutti sembrano dimenticare alcuni particolari:

  • l’inaugurazione dell’anno accademico non è una conferenza qualsiasi, ma è la linea generale su come viene governato un ateneo e non si capisce neppure perché il capo di uno Stato estero debba inaugurare l’anno accademico di una università dello Stato italiano;
  • i docenti hanno chiesto conto al rettore di una scelta esponendo dei motivi ragionevoli;
  • gli studenti, (anche se a modo loro) hanno chiesto di manifestare e protestare (ed era un loro pieno diritto farlo);
  • Ratzinger su consiglio di Bertone ha annullato la visita;

Quali diritti siano stati negati nessuno riesce a capirlo, anche perché è stato il Vaticano ad annullare la visita, ma anche perchè la maggior parte delle associazioni laiche (l’UAAR in particolare) trae il massimo giovamento dagli interventi del papa.
Sembra che di fronte al Vaticano non sia permesso manifestare dissenso.
Nessuno pensa che forse questo episodio dovrebbe essere interpretato come l’insofferenza di una certa società civile che inizia a essere stufa dell’ingerenza clericale.
Una certa classe politica dovrebbe ricordare che non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Di fatto è stato lo stesso papa che ha “negato il confronto” per paura di qualche fischio.
Ma a questo punto è legittimo chiedersi se una Chiesa Cattolica che ha paura delle contestazione di qualche decina di professori possa essere ancora un’istituzione credibile.

Strano che nella stampa nessuno si sia domandato quanto la decisione del papa possa essere stata ponderata e studiata appositamente per scatenare una reazione mediatica (ma diversi cronisti non hanno avuto il coraggio di farlo perché avrebbero dovuto ammettere di essere caduti nella trappola).
Nessuno ha menzionato il ruolo di Guarino (rettore indagato per family impeachment) che è stato promotore dell’invito al capo di Stato vaticano (nonché causa diretta di tutto ciò che ne è conseguito) senza però aver mai ottenuto la avuto la ratifica del Senato accademico.

A mente fredda, dopo che nei giorni successivi la portata delle conseguenze dell’episodio è stata sommersa da un altro evento (il family impeachment del ministro Mastella che provocherà la caduta del secondo Governo Prodi), viene da chiedersi se il tutto non avesse sapore di premeditazione, come il frutto di una sceneggiatura scritta.

  1. in genere un papa non decide niente da solo e non si muove mai dal Vaticano, tanto meno dall’oggi al domani, se non dopo che gli esponenti della sua diplomazia hanno studiato fin nei minimi particolari la situazione e ne hanno individuati i pro e i contro;
  2. un rettore non prevarica mai il Senato accademico con decisioni non ratificate se non con un preciso scopo e, se l’ha fatto, vuol dire che aveva le spalle coperte;
  3. il Vaticano sapeva benissimo della Lettera dei 67 fin da novembre perché all’inteno della Sapienza è presente un suo emissario ufficiale;
  4. inizialmente era stato enfatizzato che il discorso del papa doveve essere sulla pena di morte, cosa diversa da quello poi letto.

Dunque fin dall’inizio si prefigura una sceneggiatura rettore-vaticano che poteva avere due scenari a scelta degli attori:

  1. intervento del papa sulla pena di morte e quindi moratoria aborto travestita da “inizio/fine vita”;
  2. non intevento e vittimistica persecuzione;

Entrambi i finali avrebbero avuto clamore e risonanza positiva per rettore e papa con una notevole ricaduta mediatica, positiva per i confessionalisti e negativa per i “laici”, con la loro relativa “(ri)caduta” politica e in ogni caso anche senza la Lettera dei 67.

I documenti

 
 


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