14 febbraio 2008
Il sit-in che divenne un corteo

«Le donne dell’UAAR in prima linea!»

Tutto era iniziato con una moratoria promossa nelle settimane precedenti dal nuovo rappresentante del confessionalismo italiano Giuliano Ferrara.
Poi ci fu la telefonata del 12 febbraio: quella telefonata con cui dal policlinico di Napoli era stata data la falsa segnalazione di un aborto clandestino e che aveva procurato l’intervento della pubblica sicurezza nella struttura sanitaria.
Era veramente troppo!
In tutta Italia le donne sono sul piede di guerra.

Ma non sono solo la dignità e la libertà delle donne a essere messe in discussione: è la stessa laicità dello Stato e delle strutture pubbliche che viene di nuovo aggredita dall’ondata confessionalista.
I movimenti femministi si mobilitano: il 14 febbraio si scenderà in piazza!
Molte sono le città in cui si annuncia un sit-in di protesta e Roma è una di queste.
La notizia della manifestazione viene diffusa via e-mail ed SMS: sembrerebbe un tocco di leggerezza ma la rabbia nei cittadini è così forte che la partecipazione sarà superiore a ogni aspettativa.

All’inizio sembrerebbero aleggiare bagliori di isolazionismo (secondo qualcuno la manifestazione sarebbe riservata solo alle donne), ma tutti sono indignati per gli eventi che dal 12 febbraio si rincorrono sui media dopo i fatti di Napoli: in piazza ci saranno tutti.

Il Circolo UAAR di Roma chiama tutte le sue militanti: poche risponderanno, ma (supportate da altre simpatizzanti) sapranno farsi notare.
Alle ore 17 davanti al Ministero della Sanità a lungotevere Ripa a Roma inizia l’assembramento.
Ci sono donne di tutte le età e di tutte le estrazioni, ma anche molti uomini: la strada si riempie e presto sarà completamete bloccata.
Il coordinatore si limita a fare da assistente logistico: con una sincronia ormai collaudata arriva sul luogo e scarica le bandiere alle militanti atee; basteranno quelle tre bandiere per far comparire l’UAAR al TG1 in prima serata.

Alle ore 17:40 il traffico sul lungotevere è totalmente bloccato, ci sono le televisioni, c’è la stampa.
La folla freme: la polizia stenta a trattenere le manifestanti.
Le più giovani gridano «Corteo… Corteo!».
Alla fine la marea rompe gli argini e il corteo parte; le immagini saranno immortalate da un bellissimo video di Donna TV.

Il corteo risale il lungotevere, poi via Arenula e largo di Torre Argentina.
Il coordinatore manda un SMS alle militanti raccomandando di fare attenzione, poi le lascerà andare (almeno una tra loro, Elisabetta, è una veterana della militanza politica e saprà prendere la regìa della partecipazione dell’UAAR meglio di chiunque tra gli iscritti di Roma).

La polizia chiama rinforzi, cerca di fermare le manifestanti ma la marcia ogni volta riprende.
Pollici e indici uniti sopra le teste, tanti cartelli, qualche striscione, poche bandiere solo di UAAR e UDI.

A Torre Argentina nascono tensioni, un tentativo abortito di carica, nessuna si è mossa (dalla folla si leva il grido «vergogna, vergogna»).
Una manifestante viene fermata ma sarà rilasciata dopo una mezz’ora, mentre il corteo grida sempre più forte.

Polizia presente in forze, DIGOS con macchine fotografiche a grappoli, ma tantissima stampa il cui ruolo è stato determinante.
Dopo le 20 la manifestazione si è conclusa con un grande impatto mediatico sui TG della sera e sui quotidiani.
Finisce così una giornata memorabile per il movimento femminista, per la difesa dei diritti e delle libertà, in cui ha dominato la determinazione e l’unità di tutte le donne che hanno avuto il coraggio di scendere in piazza e di essere presenti (perfino quelle cui non ce lo si sarebbe aspettato) anche quando la polizia ha forzato la mano.
A sera il coordinatore contatta via SMS le tre militanti uaarine (stanno tutte bene) e gira la notizia via mail a liste unificate: il successo di questa partecipazione dell’UAAR è tutto merito loro (Elena, Paola ed Elisabetta) che hanno regalato all’associazione una delle più belle occasioni di visibilità.

Negli anni settanta molti di noi erano ancora troppo giovani e alcune delle campagne per la conquista delle libertà civili erano solo un ricordo dell’infanzia o della prima adolescenza, ma nessuno avrebbe mai pensato che la lotta per quelle stesse libertà si sarebbe riaperta in questo modo trent’anni dopo e di trovarvisi coinvolto.

 
 


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