La rabbia e l’orgoglio
(patriottismo solo in certi casi)

Massimo D'Angeli dice la sua sul concetto di "patriottismo" espresso da Sergio Romano sul Corriere della Sera.

Massimo D'Angeli, Roma

Sergio Romano (sul Corriere della Sera) espresse valutazioni positive sul pensiero di una scrittrice di romanzi (Oriana Fallaci, La rabbia e l’orgoglio sempre sul CdS) che, trovandosi per caso dalle parti delle Twin Towers l’11 settembre, scrisse il suo pensiero. Secondo Romano il buono di quello scritto — che era «…piaciuto a tutti» — era che risvegliava il patriottismo italiano, prima soggetto a «…incapacità di uscire all’aperto» in una situazione che lui considerava «…una specie di malessere nazionale […] una patologia nazionale». Possiamo qui chiamarla ipopatriottismo e provvisoriamente convenire a vederla un male. Procediamo alla valutazione clinica: un male ha segni soggettivi ed oggettivi, quali sono i secondi?

I SEGNI OGGETTIVI

Per lui le bandiere nei seggi elettorali non sono delle vere bandiere nazionali, nessuno si sognerebbe di ripiegarle «…religiosamente con una piccola cerimonia» nelle situazioni di lutto o nei rituali di passaggio. Secondo lui i soli tricolori carichi di passione sono negli stadi; ma chiedo — ammesso che il buono e il cattivo si possano esprimere misurando il patriottismo — chi sono quegli italiani che non sventolano la bandiera quando potrebbero? Chi sono quelli che nei momenti di passaggio nazionali o di lutto si dimenticano della loro nazionalità acquattandosi per affidarsi ad altri e favorire questo ipopatriottismo? Ci sono persone identificabili a causa di questa malattia?

LE CAUSE

Romano si chiese esplicitamente quali fossero le cause, ma non volle vedere quali altri simboli, culture e persone sono presenti a ingerenza — spesso senza la volontà dei singoli diretti interessati — del sentimento nazionale: le croci, la Chiesa cattolica, i preti.

Romano si avvicina a vedere questa causa macroscopica scrivendo che «il Risorgimento è trattato come una rivoluzione "incompiuta" o "tradita"». E proprio nel Risorgimento ci fu un crescere di sentimento italiano a spese del potere pontificio, proprio allora il papato stava per essere ridotto a una formalità. Proprio il giorno in cui il papato fu militarmente sconfitto a Porta Pia — il XX settembre — è quello meno valorizzato in Italia, sconosciuto ai più, celebrato da poche decine di persone considerate pericolose, atei intolleranti. Addirittura le celebrazioni del XX settembre sono malviste da persone ben note di cultura cattolica; in un organismo patriottico in tutti i casi questi atti dovrebbero suscitare reazioni di «rabbia e orgoglio» più forti di quelle contro arabi lontani e sconosciuti. Romano si dimentica delle persone causa di ipopatriottismo.

Ci sono movimenti laici italiani contro l’ostentazione dei simboli vaticani (i crocifissi) e ad essi viene da taluni attribuita una negativa carenza o assenza di sentimento nazionale, se non la presenza di sentimenti antinazionali. Queste attribuzioni causali provano che in Italia lo Stato Italiano è ancora troppo confuso con la Città del Vaticano; da alcuni in Italia il Papa viene attivamente presentato come simbolo italiano o come figura autorevole in campo coniugale, sessuale e persino etico e morale (siamo oltre il grottesco: il vaticano è una monarchia e la Chiesa è una struttura di uomini senza famiglia, autoritaria, antidemocratica, razzista, sessista); queste associazioni vengono presentate come scontate e indiscutibili. Il risultato di tutto ciò e che il potere del clero è eccessivo a scapito del potere e del sentimento nazionale, e che i premier italiani interpretano il solito ruolo succube. Non si capisce quale competenza mancava a Ciampi o D’Alema per dire due parole per i morti del palazzo crollato a Foggia.

AL POSTO DEI CROCEFISSI NEI SEGGI ELETTORALI

E quali sono i simboli insieme al tricolore nei seggi elettorali? Pochi si chiedono se una croce vaticana è necessaria alle operazioni di voto, o se è necessaria agli alunni per l’apprendimento della matematica, della fisica o… dell’italiano (e qui la situazione è ancora più grottesca). Questa presenza non è inopportuna e inadeguata almeno per quello che si considera il male dell’ipopatriottismo? Oppure è un male solo se non mette in ombra la Chiesa?

Non si capisce perché alla croce cattolica — certamente inutile all’insegnamento — non possa sostituirsi la Corona dentata della Repvbblica Italiana; questa è ugualmente inutile alle lezioni di matematica, ma forse serve alla coesione nazionale e alla manifestazione minima di quel sentimento di appartenenza di cui si lamenta la mancanza ma non si citano le cause attuali e gli attori. Non si capisce perché la Corona dentata italiana — simbolo praticamente sconosciuto rispetto alle croci vaticane — sia relegata addirittura a esercizi commerciali per la vendita di tabacco diventando così il simbolo della morte di Stato.

LE PERSONE

Romano descrive dei cambiamenti intervenuti dopo l’attacco alle torri statunitensi: «Abbiamo capito che il sentimento nazionale può essere espresso con orgoglio». Non è vero.

Ciampi, Berlusconi e compagnia per onorare le vittime statunitensi a un mese dall’attentato non si sono presentati come italiani, non si sono coperti del tricolore, non hanno messo in atto una cerimonia dello Stato italiano. Si sono invece affidati al solito prete, al vicario del monarca (straniero) di uno Stato straniero: una cosa meno patriottica non era possibile, non si sa che aggettivi usare. Quelle persone quale simbolo hanno trasmesso a chi le ha viste? Il tricolore o le bandiere bianche e gialle? E il patriottismo relativo alle guerre o quello contro alcune culture religiose arabe intolleranti è intrinsecamente migliore di quello che si oppone alle ingerenze cattoliche e alla cultura religiosa vaticana intollerante? Amato e Rutelli evidentemente erano anche loro affetti da ipopatriottismo quando, nel 2000, fecero di tutto per compiacere la Città del Vaticano cercando di boicottare il Gay Pride, consegnando la capitale italiana e loro stessi in mano a uno Stato estero e a una cultura non italiana. Nel 2000 molti erano affetti da questo ipopatriottismo ma non ci furono le attuali reazioni di «Rabbia e orgoglio», e questo è proprio interessante.

Oggi il monarca del Vaticano — a cui i media continuano ad attribuire competenza in materia di famiglia — ha invitato magistrati e avvocati italiani a boicottare le leggi sul divorzio: ci aspettiamo reazioni di rabbia e orgoglio dalla Fallaci e da chi allora si animò di sano patriottismo.

Le battaglie per la laicità dello Stato sono in corso, alcune a opera dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti). Sarebbe interessante sapere perché alcuni considerano orgoglio positivo l’esempio della Fallaci (alcuni scelsero di dargli un grande rilievo e di pagarla), e orgoglio negativo quello dei gay (pride significa proprio orgoglio), o quello delle migliaia di atee e atei che si battono per una reale laicità dell’Italia. Molti di questi, a differenza della Fallaci, non si fanno pagare i loro articoli e il loro lavoro, e sono animati da una rabbia valorizzata o no comunque giustificata da ingerenze continue e da un orgoglio che sembra meno provinciale.

 
 


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