Processi di costituzione dell’identità nazionale
(farfalla o crisalide?)
Massimo D’Angeli torna su patriottismo e identità nazionale. Dicendo chiaramente che "identità nazionale" non ha nulla a che vedere con "identità cristiana".
Il concetto di «Italia» si può associare a vari simboli, persone, processi, fatti storici, politici e culturali, vecchi e nuovi. Tricolore, Mameli o Verdi, calcio, cucina, Roma antica e Milano moderna. L’identità si può sottolineare in vari modi e un criterio indispensabile è la differenza, la distinzione da altri soggetti simili e della stessa qualità: l’Italia si distingue da altre nazioni e, nel distinguersi, si (rap)presenta.
Sottolineare queste distinzioni in modo non razzista e non campanilista rende la legittima dignità a tutti perchè pone i vari soggetti nello stesso piano: l’Italia e la Svizzera e l’Honduras e il Cile e l’Islanda e il Perù. Stessa dignità, meno conflitti.
Nei fatti storico-politici italiani un elemento essenziale di questa «distinzione da altri soggetti» è la fine dello Stato Pontificio: se le truppe papaline non fossero state sfrattate dai Bersaglieri, se Roma non fosse la capitale, l’Italia oggi sarebbe la stessa? Questa rottura avvenne in un certo contesto, in un percorso più o meno inevitabile [prima della breccia di Porta Pia «il potere temporale dei papi era stato dichiarato decaduto […] nel 1849» con delle elezioni(1)] che in ogni caso fu un processo il quale definisce l’«Italia» e ha valore costitutivo in sè. La farfalla nasce dalla fine della crisalide, e in questo non c’è nè male nè bene, ma storia e processo. La negazione di questo elemento storico distintivo forse può rendere carente il sentimento nazionale: il XX Settembre 1970 cosa avvenne?
Sembra rilevante sottolineare che alcuni negano il valore ad un fatto cruciale, negano l’esistenza stessa di quegli eventi precisi ed oggettivi: senza il XX Settembre 1870 l’Italia sarebbe la stessa? Una scrittrice - con gran seguito - pensò di porre il termine «orgoglio» nella cronaca violenta dell’attacco ai grattacieli americani, cioè di un tipo di azioni che - nella storia dell’umanità - nessun altro ideale riuscì a produrre se non le religioni storiche e istituzionalizzate. Solo quegli ideali religiosi sono riusciti a produrre kamikaze e suicidi-omicidi organizzati(2). Il nazismo creò le stragi di massa ma nessun Hitler si sarebbe fatto esplodere per strada o dentro un aereo. E perchè l’orgoglio di distinguersi dallo Stato Pontificio o dal cattolicesimo non vale? Si possono cercare mille «ma»: con un’altra capitale l’Italia oggi sarebbe la stessa?.
Collegato alla negazione storica del XX Settembre e a questa confusione, c’è la tendenza a sottolineare l’elemento «cattolico» come unificante e costitutivo dell’Italia; non solo la fine del papato viene negata come elemento costitutivo, ma viene rovesciato il suo significato pragmatico. Ma la crisalide non può vivere insieme alla farfalla!
Nonostante la cronaca mostri il contrario, Capi di Stato e di Governo italiani suggeriscono spesso il fatto «cattolico», addirittura come elemento europeo, e insieme ai vari Sindaci di Roma difficilmente hanno mancato l’appuntamento alla genuflessione verso l’ex Stato Pontificio: una cosa meno italiana non è possibile (3). Certe sottolineature sembrano provinciali - soprattutto quando si parla di processi di unificazione - discriminatorie e dannose per tutti: diversa dignità, più conflitti.
L’Italia è nata e si sta emancipando per la fine stessa della cultura cattolica: si pensi ai progressi scientifici, nei diritti umani, e alle scelte degli italiani su aborto e divorzio; sono tutti fatti ed elementi italiani i quali - che piaccia o no (4)(5) - di cattolico non hanno proprio nulla.
Massimo D’Angeli
- Massimo Scioscioli con Antonio Carioti in Quando a Roma comandava il Papa re.
- Richard Dawkins. «Missili deviati dalla religione», tradotto e pubblicato nell’Ateo n. 4/2001 («…prometti a un giovane che la morte non è la fine ed egli causerà un disastro volontario…»).
- Si pensi alla festa cattolica de Il Giubileo, alla prontezza con cui Amato (allora Presidente del Consiglio) e Rutelli (allora Sindaco di Roma) hanno concesso all’ex Stato Pontificio più di quanto chiedesse. Si veda il modo con cui essi boicottarono e osteggiarono la marcia del Gay Pride 2000; si pensi al fatto che costoro permisero che il capo di uno stato straniero (il monarca della Città del Vaticano - Karol Woytila) condannasse una pacifica marcia avvenuta comunque in territorio italiano.
- Antonino Zichichi (Presidente degli Scienziati Italiani): «…E come nasce la scienza? La scienza avrebbe potuto scoprirla la cultura atea, ma non è stato così. La scienza nasce nella nostra cultura; Galileo Galilei dice: “Voglio studiare le pietre, in quanto nella materia volgare ci sono le tracce di Colui che ha fatto il mondo”. Questo è un atto di fede, non è un atto di ragione. Se per scoprire la scienza bastasse solo la ragione, io saprei se esiste il supermondo. L’ho studiato in modo rigorosamente matematico, ma no so se esiste. Dobbiamo chiedere a Colui che ha fatto il mondo: “Tu l’hai fatto o no il supermondo?”. Come glielo chiediamo? Con gli esperimenti di stampo galileiano. Tutto quello che l’uomo si era illuso di avere capito su come è fatto il mondo, dalle origini all’alba della civiltà a Galileo Galilei è tutto sbagliato, non rimane nulla. Perché? Perché dava risposte senza fare domande al Creatore. Questo significa scienza: Fare domande al Creatore» [molto scandito] «E dire: “Tu l’antimateria l’hai fatta o no? Il plutonio si rompe o no?”…». - 19/11/2000 RaiDue.
- Si leggano le recenti esplicite affermazioni del Capo dello Stato (Ciampi), del Capo del Governo (Berlusconi), del senatore Cossiga, circa la presenza di tratti «cattolici» o «cristiani» nella futura carta dei diritti europea. Ciampi dice: «…L’Unione, espressione dell’anima e della civiltà europea, lungi dal cancellare le identità e le culture nazionali, ne garantisce la sopravvivenza e lo sviluppo nel quadro mondiale. In un’Europa debole e divisa, nessuno Stato nazionale, piccolo o grande, potrebbe assicurare ai suoi cittadini prosperità, sicurezza, libertà. Nessuno da solo potrebbe far fiorire la propria preziosa eredità culturale, civile, religiosa, che è parte integrante dell’identità europea. Questa è la logica della condivisione della sovranità e della creazione di una comune sovranità europea. Questo il principio a cui si è ispirato e si ispira il processo di unificazione dell’Europa. Una Europa cosiffatta può accogliere nuove presenze di cittadini immigrati, nel rispetto delle culture d’origine, ma nell’osservanza - necessaria per prevenire laceranti tensioni - degli ordinamenti dei Paesi d’accoglienza, e nello spirito degli elementi unificanti delle radici cristiane e umanistiche della civiltà europea…».
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