Europa laica
Nazioni a confronto nel convegno promosso dall’UAAR e dalla FHE

Rosalba Sgroia, Roma

«Perché tutte le religioni hanno paura degli atei?»
«Perché con noi devono confrontarsi sull’al di qua»

La vignetta di Sergio Staino, stampata sul cartellone giallo, raffigurante Bobo e una bambina curiosa, ha salutato i partecipanti del convegno La laicità indispensabile, tenutosi a Roma nelle giornate del 29 e 30 novembre 2003.

FHE e UAAR, che hanno promosso l’iniziativa, ci hanno dato la possibilità di riflettere maggiormente sul tema della laicità, in una prospettiva europea, e della sua valenza fondamentale per superare conflitti culturali e per stabilire una forte coesione sociale.

Il termine “laicità” è stato proposto nelle molteplici sfumature di significato, da giuristi, da parlamentari, da filosofi e da tutti coloro che operano nelle istituzioni pubbliche.

Laicità non è solo la separazione tra Stato e Chiese, ma include il concetto di cittadinanza come pieno stato di diritto (Vera Pegna); rifiuta il mercimonio delle coscienze, l’alleanza con il potere, l’imposizione di dogmi e convinzioni; si realizza quando si rispetta la libertà di opinione di ciascun individuo (Mario A. Manacorda); è rispettare il pensiero di chi non ci rispetta, è una visione liberale e antidogmatica dell’esperienza etica dell’uomo (Piero Bellini); è libertà di coscienza, di pensiero, in cui è inclusa anche la libertà di religione (Giuseppe U. Rescigno); è la predisposizione all’ascolto delle alterità (Marco Chiauzza); è l’esclusione di particolari privilegî elargiti solo alle Chiese che, oltretutto, non sono strutture democratiche (Georges Liénard); quando la religione è la norma e la non religione è una deroga alla norma - e viceversa - non si ha laicità (Henri Pena-Ruiz).

Questi e altri importanti significati sono stati approfonditi e dibattuti nel corso del convegno, ma soprattutto ci sono stati tanti altri interventi, di confronto e di scambio di esperienze concrete che in molti Paesi europei si stanno attuando. Dalla Francia (Ruiz), dal Belgio (Nicolas Pomiès), dalla Germania (Dora Pfister), dal Regno Unito (Anthony Grayling) e dall’Italia (Giorgio Villella, Franca Eckert Coen e Valeria Ajovalasit) sono arrivati dei segnali preoccupanti che ci avvertono di vigilare sul destino della laicità. Dal Belgio (Marie-Ange Cornet), dalla Norvegia (Steinar Nielsen) e dall’Albania (Florian Ballhysa) sono arrivati messaggi più distensivi che raccontano del raggiungimento di buoni e concreti risultati, mentre, per ovvi motivi, la Polonia (Adam Cioch) è risultata il fanalino di coda, letteralmente assediata dal potere clericale.

Di queste piccole e grandi esperienze abbiamo apprezzato la sincera voglia di realizzare un progetto che possa essere condiviso da ogni cittadino che voglia definirsi tale, di un progetto che non privilegi solo alcuni, ma che si attui nell’interesse di tutti.

 
 


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