Anti-islamismo e anti-occidentalismo

Intervento di Francesco Saverio Paoletti (coordinatore UAAR di Roma) al convegno Anti-islamismo e anti-occidentalismo, discussione sul libro di Oriana Fallaci La forza della ragione, tenutosi a Roma, Accademia dei Ramni, il 14 maggio 2004.

Credo sia opportuno anticipare che il presente intervento non è concepito in chiave comunista o antiamericana.

Come libero cittadino, ho una mia personale opinione politica sia nei confronti del capitalismo occidentale, sia nei confronti del comunismo e penso che entrambi abbiano le loro responsabilità, i loro meriti e le loro colpe; a tal proposito sarei felice se un giorno anche i nostri rappresentanti politici (così come anche molti miei concittadini) imparassero a vederli in quest'ottica senza concepirli sotto forma di nemico ideologico da combattere, e che prendessero atto che qualsivoglia male sia arrivato da ciascuno dei due sistemi, esso proviene in larga misura da una pessima gestione degli stessi anziché dalla loro natura intrinseca.

In qualità di rappresentante di un’associazione di atei e di agnostici non posso certo essere accusato di prender le parti dell’islam né tanto meno di Osama Bin Laden.

Se qualcuno vuole definire il sottoscritto un “antidispotico” (così come lo è buona parte della popolazione dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America) non posso che dargli ragione; e poiché i despoti siedono dovunque (non escluso il Vaticano e i poteri che controllano la Casa Bianca), non sono solito fare deroghe in favore di nessuno.

Parte di quanto dirò nel mio intervento non è opera mia, visto che mi sono semplicemente limitato a fare un elenco di citazioni da parte di molti autori e personaggi dell’ultimo secolo.

Ho dovuto riunirle (aggiungendo dei commenti) per creare un insieme omogeneo che elencasse le ragioni di una certa politica, i cui elementi portanti erano già stati individuati molto prima che tornasse a rivelarsi in tutta la sua contemporanea drammaticità, e ancor prima che la stessa Fallaci ne diventasse una cieca e succube “fervente servitrice”.

Nel 1948 Eric L. Blair (meglio conosciuto come George Orwell) enunciò un principio nel suo celeberrimo romanzo 1984: «Non ha importanza se la guerra esista davvero, o se la vittoria sia impossibile. Lo scopo del conflitto moderno non è la vittoria, ma la sua continuità. Principalmente lo sforzo bellico è concepito per distruggere quanto prodotto dal lavoro umano. La guerra è scatenata dal gruppo dominante sui suoi stessi soggetti al solo scopo di mantenere inalterata la struttura gerarchica della società».
Questa breve sintesi descrive una delle strategie attuate dal “Collettivismo Oligarchico”: ossia la forma di controllo del potere che il partito INGSOC aveva messo a punto per il dominio dello stato immaginario di Oceania.

Sebbene 1984 sia un romanzo di fantapolitica, le tecniche di controllo messe in atto dagli stati totalitari che vi vengono descritti sono tutt’altro che immaginarie.
Orwell non inventò nulla e, cosa anche peggiore, al giorno d’oggi non esiste alcun sistema democratico o regime che non abbia fatto uso e che non continui a utilizzare simili strategie.

Al processo di Norimberga Hermann Göring disse: «Che abbia voce o no, il popolo può essere sempre portato al volere dei capi. È facile: tutto quello che dovete fare è dir loro che sono attaccati e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo, in quanto espongono il Paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i Paesi».

Dagli anni ’50 agli anni ’90 la guerra fredda fu un coacervo di propaganda ideologica che da ambo le parti condizionava l’opinione pubblica nei confronti del nemico d’Oltrecortina, per noi occidentali il nemico era il comunismo.

Ora il nemico è il terrorismo.
Il terrorismo viene identificato con l’islam.
Quindi l’islam è il male!

Si condanna il terrorismo come nuovo nemico del nuovo millennio (come se nel passato il terrorismo non fosse mai esistito).

Si condanna l’islam in virtù del fatto che alcune sue frange più radicali fanno uso del terrorismo (come se del terrorismo non ne avesse fatto uso e non ne continuasse a far uso il mondo intero).

Si tenta di dare una spiegazione dell’attuale situazione internazionale evidenziandone solo alcuni elementi.

Per parafrasare Paolo Rumiz, spiegare questa situazione con uno scontro di civiltà o con un’invasione dell’islam «…è come spiegare un incendio doloso con il grado di infiammabilità del legno da costruzione e non con il fiammifero gettato da qualcuno; equivale studiare Cosa Nostra attraverso i rapporti dei medici legali dopo un regolamento di conti, oppure con l’analisi chimica dell’esplosivo usato a Capaci contro il giudice Falcone. Un simile approccio non è solo imbecillità; è deliberata volontà di non capire; dunque: complicità con il piromane».

Significa interpretare la realtà attraverso verità parziali o di parte.

Questa pericolosa parziale interpretazione della realtà, portata all’attenzione delle masse, costituisce la cosiddetta Disinformazione Prebellica, «…Ossia quella disinformazione creata appositamente per costruire il conflitto nella mente delle persone, e per gonfiare un antagonismo che non c’è o è solo latente, per attirare intere collettività nella trappola dello scontro».

Chi ha interesse a creare lo scontro non ha che da fomentare e amplificare qualsiasi discordia apparente o anche inesistente.

Chi voleva lo scontro tra l’occidente e il mondo islamico (per ragioni ben diverse dal conflitto di civiltà) non doveva fare altro che riesumare e fomentare un antagonismo religioso dormiente dal Medio Evo per generare un’ondata emotiva di portata internazionale che legittimasse le proprie azioni.

Oriana Fallaci rappresenta la peggiore forma di disinformazione prebellica: nella sua veste di grande scrittrice contemporanea e intellettuale laica accusa l’islam di voler invadere l’Occidente, lancia slogan contro l’Europa chiamandola “Eurabia” solo perché gran parte dell’Unione (ma anche degli Stati Uniti) mostra forti perplessità nei confronti della politica aggressiva del presidente Bush del quale ella è divenuta la propagandista numero uno (dimostrando un non indifferente grado di confusione tra l’islam e gli arabi, dimenticando che tra gli stessi arabi esistono folte comunità cristiane e infine ignorando che solo 10% degli immigrati di origine musulmana in Europa frequenta le moschee).
Oriana Fallaci evita qualsiasi commento sul fanatico radicalismo cristiano-confessionale del presidente Bush e si dimentica che la civilissima cultura cristiana negli ultimi dodici secoli ha generato più morti del fascismo e del comunismo messi insieme.

In qualità di scrittrice, Oriana Fallaci ha un talento non indifferente nell’uso delle argomentazioni.

Questo talento è stato, fino a oggi, monopolio di pochi personaggi illustri come Joseph Göbbels: lo stravolgimento di qualsiasi nozione finalizzato a scaricare sull’opposta posizione le imputazioni che ci vengono attribuite (o la gravità delle stesse); il tutto poi condito da uno stile degno dei migliori registi della farsa politica (accusare l’islam di voler invadere l’Occidente, quando l’invasione occidentale del resto del mondo dura da cinque secoli, è un vero e proprio insulto all’intelligenza umana).

Come fa a definirsi “laica” una persona che incita alla guerra ideologica con posizioni tanto di parte?

Le cronache parlano ormai di vittime del terrorismo e di ripetuti attentati da parte di integralisti islamici in ogni momento della giornata, di imam che incitano le folle alla guerra santa contro l’Occidente e contro l’America.

È curioso notare come, al contrario, le cronache degli ultimi dieci anni abbiano volontariamente taciuto sul veto degli Stati Uniti alla risoluzione dell’ONU che imponeva a tutti i Paesi del mondo il rispetto del diritto internazionale, dopo che gli stessi USA avevano rigettato la sentenza del tribunale internazionale, a seguito della denuncia del Nicaragua.

In altre parole, il Paese che in occidente è leader della guerra al terrorismo è attualmente l’unico Stato al mondo condannato dal tribunale internazionale per atti di terrorismo internazionale!

È altresì curioso notare il silenzio sul fatto che gli Stati Uniti abbiano bombardato la Serbia di Slobodan Milošević (accusandola di pulizia etnica in Kosovo) laddove nel frattempo essi fornivano ogni genere di aiuti (armi comprese) al terrorismo di stato della Turchia, autrice di una delle più atroci repressioni contro i Curdi che la storia ricordi: i Curdi sono stati scacciati a milioni dalle loro case, interi villaggi distrutti a migliaia, decine di migliaia di persone uccise, molte delle quali attraverso torture di ogni tipo.

In altre parole, mentre gli Stati Uniti si riunivano con i leader degli altri Paesi occidentali per discutere delle atrocità che si commettevano fuori dalla NATO, in altra sede aiutavano un Paese NATO a macchiarsi di atrocità ben più gravi.

La stampa di casa nostra (che ha fatto della civilissima cultura cristiana una bandiera da sostituire al vessillo nazionale) tace sul genocidio di serbi ortodossi perpetrato in Croazia tra il 1941 e il 1944 dalle cattolicissime milizie Ustaša guidate da prelati di ogni ordine (frate Stepanović, detto “Fra’ Satana”, apparteneva ai francescani e andava a sgozzare personalmente i bambini serbi nelle scuole); tace sulle stragi da parte delle milizie cristiane in ogni parte del mondo negli ultimi 50 anni (di cui l’ultima avvenuta domenica 2 maggio 2004 a Yelwa nella contea di Shenda in Nigeria, in cui hanno perso la vita più di mille persone tra la popolazione civile: un numero che anche se non raggiunge quello delle vittime dell’11 settembre è comunque dello stesso ordine di grandezza).

Si potrebbero riempire pagine facendo esempi dei crimini compiuti dall’occidente (Stati Uniti in testa) nei confronti del resto del pianeta.

Ma se gli altri fanno qualcosa all’Occidente: crolla il mondo.
Se invece noi facciamo qualcosa agli altri: è tutto normale!

A soli tre mesi dall’11 settembre, Gore Vidal (americano) riportava su un proprio libro l’articolo che il prof. Arno Mayer (anch’egli americano) fu costretto a pubblicare su Le Monde, in quanto tutti i giornali americani lo censurarono: «In epoca moderna, fino a oggi, gli atti di terrore individuale sono stati l’arma dei deboli e dei poveri, mentre gli atti di terrore economico e di Stato sono stati l’arma dei forti. In entrambe le forme occorre naturalmente distinguere tra obiettivi e vittime. Questa distinzione è quanto mai chiara al riguardo del fatale attacco al World Trade Center … A conti fatti, dal 1947 gli Stati Uniti sono stati l’avanguardia e il principale esecutore del terrore “preventivo” di Stato, agendo però esclusivamente nel Terzo Mondo e dunque in maniera notevolmente dissimulata. Oltre ai consueti colpi di stato durante la guerra fredda, operati in competizione con l’Unione Sovietica, Washington ha fatto ricorso all’assassinio politico, a squadroni della morte e a riprovevoli paladini della libertà (come Saddam Hussein o Bin Laden) … ha posto il proprio veto contro qualunque sforzo di mettere un freno non solo alle violazioni di accordi internazionali e risoluzioni ONU da parte di Israele, ma anche al terrore preventivo che questo Stato ha esercitato».

«Tutti si preoccupano di come possiamo fermare il terrorismo», scrive Noam Chomsky (americano). «Bene, c’è un modo semplicissimo: smettere di praticarlo. Questo basterebbe a ridurre il terrorismo nel mondo. Lo stesso vale per tutti i Paesi che conosco a vari livelli: Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e altri».

Cedric Watts espresse la seguente considerazione: «L’imperialismo si può riscattare se mosso da un ideale; ma l’imperialismo senza riscatto possibile, diventa un crimine!».

Ed ecco che la signora Fallaci lo crea, un nuovo ideale: usa il suo prestigioso nome di scrittrice per valorizzare la sua opera di odio culturale e di disinformazione prebellica.
Chi si permette di dissentire dalle sue posizioni (che giustificano la politica dispotica dell’amministrazione Bush), viene definito antioccidentale e antiamericano.

A questo punto, dato che una buona fetta della popolazione degli Stati Uniti non condivide questa politica, mi chiedo se sia lecito domandarsi quanto “antiamericani” siano gli stessi americani.

Se qualcuno crede che la giustificazione di tale dispotismo di Stato risieda nella necessità di difendersi da un’invasione culturale, nata forse dall’interpretazione di qualche passo del Corano che prevede di combattere culture non-islamiche, non credo sia troppo di parte considerare solo alcune delle asserzioni di varie personalità della storia americana in diverse epoche.

Nel 1912 (molto prima del Mein Kampf) il presidente degli Stati Uniti d’America William Taft affermava: «Non è lontano il giorno in cui tre bandiere a stelle e strisce segneranno, in tre zone equidistanti, l’estensione del nostro territorio: la prima sventolerà al Polo Nord, la seconda sul Canale di Panama e la terza al Polo Sud. Tutto l’emisfero ci apparterrà di fatto come, in virtù della nostra superiorità razziale, già ci appartiene moralmente».

Nel 1935 il comandante Smedley Butler (allora in pensione) riassumeva così la propria attività: «Ho trascorso 33 anni e 4 mesi in sevizio attivo come membro della più agile forza militare di questo Paese: il corpo dei Marines. Ho servito con tutti i gradi, a cominciare da quello di tenente in seconda, per finire a quello di generale di divisione. E durante questo periodo ho passato la maggior parte del mio tempo a fare da pistolero di prima classe per i grandi interessi economici, per Wall Street e per i banchieri. Per dirla in parole povere: sono stato il pistolero del capitalismo… Nel 1914 ho contribuito a far sì che il Messico, in particolare Tampico, fosse facile preda degli interessi petroliferi nordamericani. Ho collaborato per far sì che Cuba e Haiti diventassero zone accessibili per la riscossione di rendite da parte della National City Bank… Dal 1909 al 1912 ho contribuito a purificare il Nicaragua in favore della Banca Internazionale dei Brown Brothers. Nel 1916 ho fatto nascere la Repubblica Dominicana in nome degli interessi zuccherieri nordamericani. Nel 1903 ho contribuito a pacificare l’Honduras a beneficio delle società di frutta nordamericane».

A seguito di questi episodi, il filosofo americano William James pronunciò una verità poco conosciuta: «Il nostro Paese ha vomitato una volta per tutte la Dichiarazione D’Indipendenza…».

Sui fatti di Haiti, Chomsky riferisce: «Haiti fu invasa da Woodrow Wilson con un’azione che, se avete studiato la storia delle relazioni internazionali, avrete sentito definire “un esercizo di idealismo wilsoniano”. I Marines invasero l’isola nel 1915, distrussero il sistema parlamentare, ripristinarono la schiavitù, uccisero più di 15.000 persone, trasformarono il Paese in una piantagione per gli investitori statunitensi e istituirono la Guardia Nazionale: una forza armata brutale e omicida che da allora ha quasi ininterrottamente dominato il Paese con l’appoggio americano».

Saltando un lungo elenco di analoghe citazioni che potrebbe riempire le pagine di un’enciclopedia, arriviamo ai nostri giorni, quando nel 2002 il New York Times pubblica la risposta che l’amministrazione americana diede al principe saudita Abdullah per il solo fatto che egli si permise di suggerire ai leader statunitensi di moderare il loro appoggio alla violenza israeliana, al fine di evitare che un'eventuale sollevazione del mondo arabo si rivelasse pericolosa per gli interessi americani: «Pensi solo cosa abbiamo fatto all’Iraq durante l’operazione “Desert Storm”. Oggi siamo dieci volte più forti di allora. Se vuole sapere quanto siamo più forti, pensi a ciò che abbiamo appena fatto in Afghanistan. Ecco perché lo abbiamo fatto: per farvi capire cosa succederà a chi osa alzare la testa. Perciò se non farete quello che vi diciamo, sarete polverizzati. Lei può dire o pensare tutto quello che vuole: a noi non importa».

Di fronte a tutto questo non posso che richiamare un altro pensiero di Cedric Watts: «La civiltà occidentale è più selvaggia dei selvaggi, è un’impiallacciatura ipocrita, ma è una conquista preziosa da custodire».

E poiché io intendo custodire la civiltà occidentale in tutte le sue manifestazioni migliori (molte delle quali partorite anche oltre oceano) e intendo fermare le peggiori manifestazioni dell’inciviltà occidentale ipocrita e oscurantista predicata da questa nuova corrente di pensiero che costruisce guerre ideologico-religiose a copertura di ben altri interessi, mi permetto di dissentire su tutta la linea di pensiero della Signora Fallaci.

È pieno diritto della Signora Fallaci esprimere le proprie personalissime opinioni (finchè rimangono nei termini stabiliti dalla legge) ed è dovere di tutti noi difendere quel diritto, che è anche il nostro diritto di contraddirla dovunque e quando sia necessario, per negare le sue “verità di parte” che vaneggiano di uno scontro tra occidente e islam, quando invece il vero scontro è tra l’estremismo settario e il resto del mondo.

E questo estremismo settario si presenta sotto molte forme: religiosa, quando si esprime attraverso la violenza degli integralisti islamici, dei gruppi paramilitari di ispirazione cristiana o induista, o attraverso l’intolleranza predicata dai rappresentanti stessi di molte confessioni; politica, quando assume i connotati tristemente noti dell’estrema destra o dell’estrema sinistra; economica, quando si manifesta attraverso la politica monopolista delle multinazionali disposta a travolgere qualsiasi forma di legalità e di rispetto dei diritti umani al punto da condizionare la politica delle stesse nazioni; infine, culturale (anche da parte di sedicenti laici come la stessa Oriana Fallaci), quando si manifesta attraverso libri o opere che vorrebbero condizionare e disinformare l’opinione pubblica circa la vantata superiorità di qualche civiltà su un’altra, istigandola alla guerra ideologico-religiosa.

Lascio quindi la Signora Fallaci nel suo grattacielo newyorkese a inveire contro un’Europa che lei stessa ha rinnegato, a dimenticare quali sono i principî di uguaglianza riportati sulla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo che fu partorita nel nostro continente, a dimenticare che una comunità di Stati civili, democratici e laici non ha invasioni culturali da temere nel momento in cui sa accogliere e rispettare minoranze di cultura diversa dalla propria, facendo in modo allo stesso tempo che quelle minoranze rispettino lo stato che le accoglie e tutte le sue istituzioni.

La lascio nella sua convinzione di appartenere a una civiltà che ha paura di confrontarsi con le altre culture, che identifica il suo nemico ideologico nell’islam, che — sotto l’ipocrisia missionaria di voler esportare la sua democrazia — tortura i prigionieri come in un lager nazista o in un gulag stalinista ed espone sulla pubblica piazza i cadaveri dei nemici uccisi come nel Medio Evo e tace sulle stragi e sul terrorismo che essa stessa ha perpetrato in varie forme.

La lascio nel suo Cuore di tenebra fatto di “rabbia e orgoglio”, la lascio a quella che non può certo definirsi la forza della ragione, ma la ragione della forza!

Grazie per l’attenzione.

 
 


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