Lettera al presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia

La lettera inviata ad Hamza Roberto Piccardo, presidente dell’UCOII (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia) dopo le sue dichiarazioni che tentavano di sedare la polemica innescata dalle esternazioni di Benedetto XVI in Germania.

Alla cortese attenzione del segretario nazionale dell’UCOII

Gentile sig. Hamza Piccardo,
Le scrivo questa lettera in riferimento alle Sue dichiarazioni riportate dall’AGI il 14 settembre 2006. La parte dell’articolo è la seguente:

«Il papa è vivamente dispiaciuto? Per me è assolutamente sufficiente». Il presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche in Italia, Hamza Piccardo, sparge acqua sul fuoco delle polemiche, commentando l’ultima dichiarazione del Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, sulle parole del Pontefice pronunciate in Germania. «Facendo lezione all’università di Ratisbona» — fa notare Piccardo — «Benedetto XVI aveva sovrapposto il ruolo di professore a quello di Papa, non aveva valutato quanto è ascoltato in tutto il mondo come Papa. Evidentemente alcune considerazioni che in ambito accademico potevano essere valutate in maniera più serena, diventando le parole del Papa hanno causato disagio generale. Siamo convinti che non ci fosse cattiva intenzione da parte sua e questa ulteriore precisazione del cardinale Bertone mi pare possa essere sufficiente per considerare chiuso l’incidente. Ora» — prosegue Piccardo — «bisogna continuare a lavorare sugli elementi comuni fra le nostre religioni come la lotta contro l’ateismo e il materialismo, la volontà di pace e di dialogo. In un mondo dove si fa la guerra per motivi materialistici, i valori spirituali» — conclude — «rappresentano un baluardo comune». (AGI)

Dando per vere le Sue parole (nel caso non lo fossero, La prego di non proseguire nella lettura della presente lettera e Le chiedo scusa per il disturbo), vorrei invitarLa ad alcune considerazioni.
Sinceramente non riesco a comprendere come si possa conciliare una lotta nei confronti di qualcuno che non condivide le Sue convinzioni religiose con la volontà di pace e di dialogo; perdoni i miei limiti, ma trovo alquanto contraddittorio tutto ciò (a meno che questa volontà di pace e di dialogo non sia riservata esclusivamente alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana per ragioni che posso immaginare, nel qual caso la Sua asserzione apparirebbe assai più coerente, ma meno condivisibile).
Mi chiedo se per caso non fosse possibile un giorno poter allargare la volontà di pace e di dialogo condividendo il rispetto dei diritti umani previsti dalla Dichiarazione Universale a cui la costituzione del nostro Paese e la stessa Unione europea fanno riferimento (su quei diritti si fondano contemporanemente la Sua libertà personale di credere e la mia libertà personale di avere dei dubbi).

Colgo l’occasione per raccontarLe che la mia più cara amica (che io considero quasi una sorella) è musulmana sciita e non ha mai sentito il bisogno di combattermi (né io di combattere lei).
In qualità di rappresentante di un’associazione che difende i diritti di atei e agnostici (visioni del mondo presenti a Roma da prima che nascessero il cristianesimo e lo stesso islam), è dovere del sottoscritto farle notare che il materialismo non ha nulla a che vedere con l’ateismo e che la spiritualità, così come l’etica o la morale, non sono assolutamente monopolio delle religioni (anche se riconosco che a volte la separazione delle suddette sfere possa non risultare immediata).

Mi permetto anzi di segnalarLe che in Italia materialismo e determinate istituzioni religiose (che ormai amministrano finanze e patrimoni immobiliari immensi) sono molto più in sintonia di quanto si possa credere, mentre le guerre per motivi religiosi non sono mai state una novità nella storia (anche se la religione può essere stato lo strumento di copertura di altri interessi): in questo momento nel mondo si contano almeno 29 focolai di conflitto per cause di origine religiosa.

Per concludere, vorrei farLe notare che in nessuna parte del mondo gli atei o gli agnostici, dopo essere stati paragonati indirettamente agli animali l’11 gennaio 2006 da Benedetto XVI («…In questo noi ci differenziamo dalle fiere e dagli altri animali, perché sappiamo di avere il nostro Creatore, mentre essi non lo sanno»), sono insorti incendiando proprietà della Chiesa cattolica o aggredendone i rappresentanti, e lo stesso è accaduto quando l’ateismo è stato denigrato dai rappresentanti di altre religioni.

Mi auguro che anche esempi come questo (sebbene vengano da non credenti) possano essere considerati volontà di pace e di dialogo.

Francesco Saverio Paoletti,
coordinatore del circolo UAAR di Roma
25 ottobre 2006

 
 


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