«L’estremismo laicista»: lo slogan che corre di nuovo sui media
Francesco Paoletti, Roma

È ormai chiaro ed evidente che il problema dei rapporti Chiesa-Stato esiste e non è affatto superato, così come qualche politico ogni tanto vorrebbe far credere.
In quest’ambito sono nati molti nuovi slogan, dei quali alcuni sembrano dettati dalla superficialità italiota, ma altri sembrano però opportunamente pilotati.

Non è nuova, ad esempio, la contrapposizione tra laici e cattolici che spesso e volentieri molti giornalisti di varie testate sembrano voler tirare fuori a ogni occasione.
Questa contrapposizione in realtà non esiste e il fatto di volerla riproporre descrive spesso e volentieri una volontà di voler creare una cortina di ferro dove non c’è e ignorarne un’altra di cui invece tutti hanno paura di parlare.

Essere cattolici infatti significa avere una propria visione del mondo esattamente come essere musulmani, buddisti o anche atei o agnostici.
Essere laici non significa non avere una religione, ma significa avere un codice comportamentale oggettivo e non interpretabile con cui ogni cittadino (ma anche lo Stato con le sue istituzioni) si rapporta con tutti gli esseri umani indipendentemente dalla visone del mondo o dalla fede che ciascuno ha: significa avere rispetto (che non può esser confuso con la tolleranza); non poteva certo definirsi laico un Paese come l’ex Unione Sovietica che imponeva a tutti l’ateismo di Stato.
Il nemico della laicità non è quindi la religione, ma il è confessionalismo da qualsiasi visione del mondo esso provenga, ossia l’abitudine di voler imporre agli altri (attraverso leggi, usi e costumi) la propria religione bypassando, in nome della propria religione e del diritto di manifestarla pubblicamente, il rispetto di diritti fondamentali verso chi quella religione non la condivide.

Forse i cattolici dovrebbero fare un esame di coscienza e decidere se appartenere ai laici o ai confessionalisti, però per essere confessionalisti non è neanche necessario essere credenti, così come Marcello Pera, Oriana Fallaci e Giuliano Ferrara hanno dimostrato.
La stampa dovrebbe quindi imparare a parlare di scontro tra laici e confessionalisti, ma chissà perché nessuno ha il coraggio di farlo.
Ed è proprio dal fronte confessionalista che sono arrivati i nuovi slogan che vorrebbero creare una distinzione tutta artificiosa tra laici e laicisti.

Secondo i confessionalisti, infatti, chi richiede l’abolizione del Concordato nonché dei privilegî e dell’immunità baronale di cui gode la Chiesa cattolica sarebbe un laicista (perché dà troppo fastidio all’apparato confessionale), mentre chi è sempre d’accordo con il Vaticano o si limita a non esternare il proprio dissenso verso uno Stato confessionalista come quello italiano, viene definito laico se veste in giacca e cravatta (come se bastasse l’abito per definirsi tale), in quanto non va a dare fastidio agli interessi d’Oltretevere.
Ma ora che la tensione politica su determinati temi sta salendo, generando manifestazioni da strada sempre più ridicole (dalle scritte sui muri a pallottole spedite via posta), ecco che viene riportato alla luce un altro slogan di cui si era già fatto uso nei mesi passati: l’estremismo laicista.
Cosa dovrebbe essere questa strana entità proprio non si sa, anche perché qualcuno la associa al comunismo (che tutto può definirsi tranne che laico).
Spesso viene definito tale un atteggiamento che prevede il rispetto di alcune convenzioni, senza le quali però si imporrebbe invece l’estremismo confessionale (ci vuole un bel coraggio per accusare di estremismo chi non desidera subire l’estremismo degli altri).
Ma la laicità prevede il confronto perché (al contrario del confessionalismo) fa gli interessi di tutti e cerca di individuare una convenzione in cui si possano riconoscere credenti di varie confessioni e non credenti: estremismo e intolleranza quindi non fanno proprio parte del suo DNA per il semplice fatto che non ha bisogno né dell’uno né dell’altro per proporre le proprie soluzioni.

Parlare di «estremismo laicista» è quindi come parlare dell’apertura alare del rinoceronte o della lunghezza dei tentacoli dello struzzo, ma si sa che con la moderna manipolazione genetica si possono ottenere alterazioni spaventose e altrettanto possono fare la manipolazione delle parole e la macchina della propaganda, soprattutto se confessionalizzate e asservite a un potere dogmatico e dottrinale (guarda caso Joseph Göbbels veniva proprio da quella scuola).

 
 


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