Risposta al prof. Giannino sul Gay Pride 2007

Egregio prof. Giannino,
in qualità di rappresentante dell’UAAR mi sento quasi obbligato a commentare (con non poco divertimento) le sue considerazioni apparse alla pagina IMG-PRESS circa il PRIDE di sabato.

Dato che Lei ha speso non poche righe per apostrofare la partecipazione dell’associazione che rappresento alla manifestazione di sabato, sono spiacente di doverLe comunicare che l’UAAR non è mai stata un’associazione apertamente ed esplicitamente anticlericale (anche se diversi tra i suoi membri possono esserlo in via individuale). L’UAAR è sicuramente un’associazione anti-confessionalista (se per caso lei non conoscesse la differenza tra anticlericalismo e anticonfessionalismo, la invito ad armarsi di dizionario e a studiare un po’) ossia un’associazione che si oppone a quel sistema di rapporti per cui lo Stato considera propria una data religione fino ad assumerne dogmi e dottrine all’interno delle proprie istituzioni. Vero è però che fa molto comodo poter confondere i due termini, in primo luogo perché il termine “confessionalismo” non è ancora entrato nel lessico dei media, e in secondo luogo perché nella comune accezione popolare il termine “anticlericale” viene inteso come qualcosa che ce l’ha sempre e comunque con i preti cattolici e li vorrebbe discriminare in ogni occasione (quindi un qualcosa di estremamente negativo agli occhi del lettore medio). Anche se fosse vera questa seconda interpretazione (perché così non è, dato che l’anticlericalismo nella sua accezione vera e propria è sempre stato inteso come qualcosa che combatte i privilegi e l’immunità baronale del clero, del tutto ingiustificata in una società moderna e democratica), è dovere del sottoscritto farle osservare che il Vaticano (che oltre a essere il centro motore del clero è l’entità che ne regola ogni attività e ogni rapporto esterno) non ha mai riconosciuto né sottoscritto la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, anche se in via molto opportunistica parla di diritti umani quando gli fa comodo. A questo punto se l’UAAR è composta da cittadini italiani che si riconoscono in quel documento, recepito tanto dalla nostra costituzione quanto dall’Unione Europea, viene naturale chiedersi come quelle stesse persone possano essere filo-clericali e quindi favorevoli a un clero che obbedisce a una propria dottrina ispirata non ai diritti umani, ma al diritto divino o in alcuni casi (per fantasia o convenienza) ad un “diritto naturale” costruito dalla mente di qualche teocrate. Sulla base di quella dottrina il clero cattolico lancia le sue crociate discriminatorie contro chi non obbedisce alla legge della sua personalissima divinità. Un clero dunque che parla un proprio personalissimo linguaggio che nulla ha a che vedere con le convenzioni accettate al livello internazionale ma che spesso si contrappone apertamente alle libertà e ai diritti che da esse sono sancite.

Di fronte a ciò è alquanto difficile essere clericali quando si è anti-confessionalisti, ma questo non significa che l’anticlericalismo nasca dove c’è un anticonfessionalismo, perché il confessionalismo può esistere anche in assenza di un clero gerarchizzato (sullo stile della CCAR) come gli Stati Uniti continuano a insegnare. Per cui, anche se fosse vera l’espressione di comodo con cui i confessionalisti intendono l’anticlericalismo, è perfettamente inutile utilizzarla per tentare di denigrare chi non la pensa come loro perché il suo opposto (il clericalismo) è sinonimo di un avvicinamento a un'entità come il clero che non riconosce i Diritti Umani, ma si prodiga per la discriminazione e l’offesa verso chi non vuole piegarsi alla propria personalissima dottrina.

Sul lato estetico della pagliacciata preferisco non pronunciarmi, in primo luogo perché De gustibus non disputandum est ma anche perché non vorrei scatenare confronti inutili andando a rivangare le immagini alquanto raccapriccianti che sono arrivate dal Family Day.

Per concludere, la invito a considerare che la decadenza dei valori cristiani è cominciata qualche giorno prima del Pride 2007: per essere precisi all’incirca nel 325 DC (non so se ha mai sentito parlare del Concilio di Nicea) quando si costituì un potere cristiano assoluto che (come molti secoli dopo Montesquieu avrebbe insegnato) «logorò assolutamente» i suoi promotori. Se addirittura un monarca assoluto come il sig. Wojtyła sette anni fa si è inginocchiato chiedendo perdono (e poi auto-assolvendosi) per i crimini della Chiesa negli ultimi dodici secoli, forse il Pride 2007 dovrebbe essere l’ultima espressione della nostra società a preoccuparsi della decadenza dei valori cristiani. Se poi i valori cristiani così come li intende Lei non possono fare a meno delle crociate, dell’inquisizione, dei genocidi, delle conversioni forzate, della sessuofobia, dell’oscurantismo, della sottrazione alla giustizia dei preti pedofili, del confessionalismo, della discriminazione, dell’omofobia, del mancato riconoscimento dei diritti umani e di tutti quei begli aneddoti che facevano parte del Sillabo allegato all’enciclica del sig. Mastai Ferretti Quanta Cura, beh… allora ben venga la loro decadenza!

Ringraziandola per la cortese attenzione, le porgo distinti saluti

Il coordinatore del circolo UAAR di Roma
Francesco Saverio Paoletti

 
 


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