Una storia disonesta
(sarebbero questi i promotori del Family Day?)

Francesco Paoletti, Roma

Erano gli anni ’70 e Stefano Rosso cantava: «E questa, amici miei, è una storia disonesta e puoi cambiarci i personaggi, ma quanta politica ci puoi trovar!».

L’oggetto del contendere nel motivetto del popolare cantautore romano era l’atteggiamento del protagonista della canzone che, indignato dagli argomenti di discussione tra gli ospiti nel proprio salotto, sbatte fuori di casa gli amici che parlano di spinelli e liberalizzazione, ma poi una volta rimasto solo si rolla e accende la sua bella canna in privato lontano dagli sguardi indiscreti di tutti.

Guarda caso, la storia si ripete a Roma tra il 12 maggio 2007 (quando l’orda confessionale scende in piazza per difendere il “modello santo” di famiglia dall’aggressione dei cattivi gay e dei cattivi laicisti che vorrebbero invece una quotidianità meno soggetta ai dogmi della teocrazia vaticana) e il 28 luglio dello stesso anno (quando un esponente dei partiti promotori di quella memorabile manifestazione di bigottismo resta implicato all’Hotel Flora di via Vittorio Veneto a Roma nel classico scandalo Sex & Drug che è all’ordine del giorno perfino nelle soap televisive di terza categoria).
Ma non basta: ora il sig. Cosimo Mele è indagato per spaccio di stupefacenti (incastrato dalla testimonianza di una delle ragazze coinvolte).

A parte l’ilarità che può suscitare il caso e la pessima figura che viene a fare l’intero fronte con cui il personaggio è schierato, è interessante notare per l’ennesima volta quanto l’isteria morale manifestata dalla nostra società: con una mano cerca tutto ciò che caratterizza le umane pulsioni e con l’altra reprime, giudica e castiga in nome di un’etica di facciata a cui essa stessa non crede più.
Voglio rivolgere però un pensiero personale all’onorevole Mele: certo, non è una bella posizione quella in cui si trova ora, ma è ancor meno bella quella della corrente che egli rappresenta, in quanto è rimasto vittima di una trappola innescata dallo stesso moralismo di cui il suo schieramento è sempre stato promotore.
Chissà se questo spiacevole episodio sarà l’occasione per riflettere sull’errore di base che caratterizza gran parte della nostra ipocrisia sociale, ossia quello di considerare bello, morale e conforme alla norma solo ciò che è “eticamente sano” rispetto a un sistema di valori scelto in un’altra epoca della storia da normalissimi esseri umani il cui metro di giudizio è sempre stato fallace quanto quello di tutti gli altri loro simili (anche se non lo si è mai voluto ammettere).

Ma credo proprio che anche questa occasione cadrà nel vuoto, dato che siamo nel bel mezzo di uno scontro ideologico che vede proprio il “moralismo dottrinale” (che arriva a contemplare l’arresto di due gay colpevoli di essersi baciati) apertamente schierato contro la richiesta di diritti umani basati su una convenzione condivisa e non ispirata da presunti “modelli divini”.
Del resto già nel diciannovesimo secolo il sig. Nietzsche scriveva: «A tutti i sistemi morali i quali ordinano come si “deve agire” è mancata la conoscenza di come si agisce … ma tutti hanno ritenuto di averla!».

 
 


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