Un articolo didattico
Francesco Paoletti, Roma

Più volte mi è capitato di sottolineare come alla laicità si contrapponesse non la religione (o il cattolicesimo nel contesto italico), ma il confessionalismo, che (lo ripeto) non ha nulla a che vedere con la religione anche se la utilizza come mezzo principale per perseguire i propri fini.
Nonostante vi sia l’imbarazzo della scelta per cercare episodi del suo manifestarsi, minori sono state le opportunità di analizzare da vicino esempi applicativi di questa strategia invasiva che non è esagerato definire “cancro della società” che stravolge l’essenza stessa del concetto di democrazia.
Una volta tanto (in chiusura d’anno) l’opportunità di analizzare un’opera di “propagandismo clericale” ci arriva da un articolo didattico pubblicato in prima pagina sul Messaggero del 30 dicembre 2007 a firma di Francesco Paolo Casavola.

L’articolo confessionalista contiene in sé molte delle tecniche che sono proprie del giornalismo baciapile o leccapreti.
Le trovate dialettiche sono caratteristiche di quella scuola che nella storia ha partorito personaggi del calibro di Joseph Göbbels o (in più intima vicinanza) di Renato Schifani: lo stravolgimento di qualsiasi nozione finalizzato a scaricare sull’opposta posizione di pensiero le imputazioni che ci vengono attribuite (o la gravità delle stesse), il tutto poi condito da una confusione di concetti degna dei migliori registi della farsa politica.

Il “buon” Casavola esordisce con un apologo dell’intervista al cardinal Bertone, mettendo in guardia i lettori fin dall’inizio circa l’interpretazione che ne potranno fornire quelli che l’autore definisce come «i guardiani della laicità» i quali rappresentano a suo dire un «patologico delirio persecutorio tipico di minoranze politicamente e culturalmente frustrate».
Sulla questione delle “minoranze”, almeno dal punto di vista politico, credo che nessuno abbia nulla da obiettare: non mi risulta infatti che in questo momento l’arco parlamentare italiano possa vantare una maggioranza significativa che tenga conto di alcuni principî di base su cui dovrebbe fondarsi una moderna democrazia (che sulla carta ha addirittura la pretesa di definirsi laica).
Circa la considerazione sul «patologico delirio persecutorio» inizio a trattenere le risate, dato che oramai non si contano più gli interventi vittimistici della corrente confessionalista italiana in cui si rimproverano i “cattivi laicisti” di instaurare «un clima di odio anticristiano», dove la parola “cristiano” è stata opportunamente sostituita alla parola “confessionalista” (e glissando naturalmente sugli innumerevoli interventi attraverso cui i vari porporati, dopo aver preteso il diritto di parola, pretendono poi di negare i diritti fondamentali a chi non si allinea alla politica confessionalista del Vaticano).
Ma non basta; questo delirio persecutorio infatti (secondo il “buon” Casavola) avrebbe l’effetto di «ingannare i creduloni e di eccitare divisione nel Paese»: siamo al bue che dice cornuto all’asino!

Forse Casavola dimentica che la corrente confessionalista è quella che ha deciso di anteporre le dottrine religiose ai principî sanciti dalla Dichiarazione Universale e che ha addirittura la pretesa (ampiamente manifestata con il referendum del 2005 sulla legge 40) di indurre i cattolici a obbedire prima ai dogmi di via della Conciliazione e poi eventualmente ad attenersi alle normative emanate dallo Stato italiano.
Ma probabilmente Casavola è andato oltre: lui già vede la teocrazia affermata come istituzione e giustamente si preoccupa della presenza di una ristretta minoranza di cittadini “sovversivi” che turbano il nuovo ordine pubblico stabilito dalla monarchia papale, però poi tira anche un sospiro di sollievo e tranquillizza i lettori rassicurandoli che questa strategia destabilizzante degli psico-criminali laicisti è ampiamente contrastata dal buon senso comune della gente: nelle sale d’attesa del medico di famiglia, dal barbiere, all’ufficio postale (per fortuna non ci ha messo pure i bagni pubblici); non so perché ma mi sembra tanto di leggere una cronaca del Ministero dell’Amore del partito INGSOC di orwelliana memoria.

L’articolo baciapile poi va dritto alle commemorazioni dei personaggi del passato, dove giustamente vengono riproposte le figure di Gramsci (non poteva mancare un minimo di considerazione per uno dei mantenitori dei Patti Lateranensi a cui va la tutta la nostra gratitudine per aver gettato le basi dell’ondata confessionale e bigotta che ci sta travolgendo) di Togliatti e Berlinguer, per poi arrivare a Giordani, Lazzati e La Pira, il tutto per porre la questione per cui un cattolico possa essere oggi un leale cittadino della repubblica laica.
Premesso che un cattolico che vive la religione come scelta personale può essere benissimo leale cittadino di una repubblica laica, mentre un confessionalista (ossia chiunque tenti di imporre con mezzi espliciti o latenti una religione a chi non la condivide) non può assolutamente esserlo, mi sento in dovere di pormi una domanda legittima circa il fatto che il sig. Francesco Paolo Casavola per “repubblica laica” possa intendere la Repubblica Italiana.
Intendiamoci: il mio è un puro scrupolo; in fondo l’Italia non è mica un Paese concordatario che ogni anno versa miliardi alla Chiesa cattolica, dove negli uffici pubblici e nei tribunali è esposto il crocifisso al posto dell’emblema della Repubblica, dove il Consiglio di Stato sancisce che il crocifisso è simbolo di laicità, dove nella scuola pubblica si insegna religione cattolica (da insegnanti nominati dalla curia vaticana) e non si sa che cos’è l’educazione civica, dove qualcuno ha mai avuto problemi a farsi prescrivere una pillola abortiva o a praticare una fecondazione assistita senza incorrere nei termini di una legge confessionale, dove nelle scuole pubbliche o nei luoghi di lavoro si svolgono funzioni religiose o si tengono visite pastorali.
La commovente apologia clericale passa poi a di ribadire quanto intorno al concetto dì laicità ci sia molta «confusione di lingue» perché notoriamente ognuno ne fornisce una propria versione; questa confusione non viene certo dalla corrente confessionalista che ha inventato il concetto di “laicità sana” e ha distinto la “laicità” dal “laicismo” per separare i baciapile come Casavola dai cattivi e intolleranti Odifreddi, ma viene da chi svela «la propria ignoranza dei processi storici»: è ben noto infatti che tutti coloro che denunciano le atrocità commesse dalla Chiesa cattolica (dall’inquisizione, alle crociate, al sostegno nazismo e al fascismo) ignorano i processi storici e gli esiti costituzionali che la laicità moderna ha incontrato in Europa e che conducono considerare la religione una risorsa sociale (senza specificare a vantaggio di chi sia questa risorsa).

Con queste premesse, insiste Casavola, perché mai grandi problemi sociali come la famiglia non dovrebbero giovarsi di una risorsa come la religione cattolica i cui monarchi rappresentanti non hanno mai riconosciuto né sottoscritto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo?
Per fortuna che milioni di uomini donne e anziani sanno qual è la “retta via”!
E alla fine (conclude Casavola) perché dovremmo contrapporci (credenti e non credenti) quando la ragione e la storia ci vorrebbero insieme ?
In fondo in Europa nessuno ha mai ammazzato un proprio simile per motivi religiosi (gli Ustaša per esempio non sono mai esistiti: sono un complotto dei cattivi laicisti) ed è ben noto che tutte le vicende in cui è stata coinvolta la religione cattolica sono state affrontate facendo uso della ragione e trovando soluzioni pacifiche a tutte le controversie.
Ma in ogni caso, anche se dovessimo essere costretti ad ammettere il passato e arrivare a un contrito atto di dolore per dimenticarlo, perché mai non dovremmo trovare una soluzione per vivere “tutti insieme compatibilmente” ma sotto i dogmi della tiara papale che dall’immunità extraterritoriale con la sua dottrina oscurantista arricchisce la politica del paese dimpartendo ordini alle istituzioni dello Stato (perché quello è il messaggio finale di questa patetica opera di propagandismo)?

Sinceramente non so come possa sentirsi uno come Casavola quando ha completato un articolo del genere.
Probabilmente sarà anche convinto di quello che ha scritto (e magari riceverà anche il plauso di qualche lettore del Messaggero) ma questo non fa sentire molto bene me, nonostante tutte le risate che posso essermi fatto nel leggere i suoi deliri.

 
 


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