Nuova lettera aperta a Ezio Mauro

Francesco Paoletti, Roma

Gentile Sig. Ezio Mauro,

Le scrivo per l’ennesima volta sempre riguardo lo stesso tema.
Le scrivo in qualità di rappresentante di un’associazione presente sul territorio di Roma.
Le scrivo anche in qualità di cittadino di Roma che è andato a votare senza scadere nelle devianze della politica (scelte radicali di cambiamento o espressione della sinistra estrema) che Lei ha esposto nel suo ultimo editoriale.

Leggendolo mi sono imbattuto nel seguente passo: «…come se la scommessa fondativa e perenne del Pd non fosse quella di tenere insieme, a sinistra, cattolici ed ex comunisti».
Se davvero questa è la scommessa fondativa del PD, allora forse in quel partito qualcuno continua a ignorare un problema grave, e sono sempre più convinto che il suddetto problema continui a essere ignorato anche da grandi firme come la Sua quando arrivano a scrivere certe cose e senza aver letto quanto già le avevo esposto in una precedente lettera che Le avevo mandato all’indomani dei fatti della “Sapienza” dello scorso 15 gennaio.

In teoria non ci sarebbe alcun problema nel far convivere i cattolici con gli ex comunisti, fintanto che tanto i cattolici quanto gli ex comunisti sappiano essere laici: ossia sanno parlare un linguaggio comune e condiviso.
Ma se si arriva all’assurdo per cui un cattolico valga l’altro, se non si comprende che differenza c’è tra una Binetti e una Bindi o tra un Prodi e un Buttiglione, è perfettamente inutile che stiamo qui a perdere tempo sul perché una certa sinistra sarà sempre più scontenta del PD e perchè le ultime elezioni hanno conosciuto questo risultato.
Un cattolico confessionalista non è la stessa cosa di un cattolico laico, un cattolico confessionalista non parla la nostra stessa lingua, non ha i Diritti Umani come base fondante della propria visione politica.
Un confessionalista (cattolico o anche ateo come Ferrara) non può convivere bene con nessuno che non sia la teocrazia che egli stesso tenterà di imporre a tutti con ogni mezzo (subdolo o manifesto) magari facendola passare per radici culturali o espressione della cultura nazionale.

Ma del resto lo stesso PD è nato con tutte le carte in regola per essere la vittima ideale dell’entrismo confessionalista dato che espone in bella mostra nel proprio statuto la cosiddetta «espressione pubblica delle religioni» e senza far nulla per impedire che la stessa sia confusa con la ben più pericolosa «espressione istituzionale» (nel senso che la voce di un rappresentante religioso diventa legge per tutti); per cui non mi stupisco se anzichè valutare quelle che sono le problematiche principali del perché il partito di Veltroni è pieno di tante (troppe) contraddizioni che ne mineranno sempre di più la solidità e le relazioni con l’esterno, si tenti di dare la colpa a una sinistra (a cui non appartengo) che Lei stesso ha definito «Un ideologismo a senso unico: che serve ad azzoppare la sinistra, facendola perdere, mentre non scatta per bloccare l’uomo di An in marcia verso il Campidoglio».

Non mi risulta che Nicola Zingaretti sia un uomo che abbia le carte in regola per poter essere considerato espressione della sinistra estrema, eppure ha totalizzato 60.000 voti in più ed è stato eletto lì dove Rutelli ha fallito.
Non sarà per caso che venendo dall’esperienza europea aveva altre credenziali che non fossero costituite da «vescovi e dintorni»?

Nel lasciarLe questo dato su cui meditare, Le porgo cordiali saluti.

Il coordinatore del circolo UAAR di Roma
Francesco Saverio Paoletti
29 aprile 2008

 
 


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