Natale: la festa del Sole
Cecilia Calamani, Roma

A eccezione del 25 aprile, del 1º maggio e del 2 giugno, ricorrenze laiche per eccellenza, le festività del calendario sono tutte religiose. Lo sono diventate nel corso dei secoli, quando il cristianesimo prima e la Chiesa Cattolica poi si sono appropriati di antiche festività e riti pagani come strumento per sradicare i culti politeisti preesistenti, evangelizzare le popolazioni, uniformare ed estendere il proprio potere.
È il caso del Natale, una ricorrenza astronomica che si è trasformata in culto per le popolazioni precristiane nella maggior parte del mondo.

Il Natale, infatti, altro non era che la celebrazione del solstizio d’inverno (oggi convenzionalmente fissato il 21 dicembre), il momento dell’anno cui corrisponde, a causa della posizione che il sole assume rispetto al piano equatoriale, la notte più lunga e il giorno più corto. Nei giorni seguenti il solstizio la luce aumenta progressivamente mentre il buio regredisce.

Questo fenomeno, conosciuto fin dall’antichità, veniva interpretato in chiave religiosa: il sole, giunto al minimo della sua forza e della sua potenza, sembrava improvvisamente rinascere, riconquistava le tenebre e diventava invincibile. Ed ecco che in quei giorni i Romani festeggiavano il Sol invictus (sole invincibile), gli Egiziani la nascita di Horus, gli Indopersiani quella di Mitra, i Siriani quella di El Gabal, i Greci quella di Helios. Ma l’elenco delle divinità festeggiate nel mondo durante il solstizio d’inverno è lunghissimo, a indicare come il culto del dio Sole fosse radicato in tutte le civiltà antiche.

Fu Aureliano il primo imperatore romano a istituire ufficialmente il 25 dicembre la festa del Sol invictus, nel 274. Costantino poi, nel 330, trasformò la ricorrenza in festa cristiana facendovi coincidere la nascita di Cristo, fino ad allora festeggiata in date diverse a seconda del luogo (ma più diffusamente il 6 gennaio, giorno in cui poi venne celebrata l’Epifania).

Ricordiamo anche che fu sempre Costantino a cambiare nome all’ultimo giorno della settimana, che da dies solis (giorno del sole, significato che ancora rimane nell’inglese Sunday e nel tedesco Sonntag) diventò dies domini (giorno del signore).

Nonostante l’ufficializzazione della data di nascita di Cristo, il culto del dio Sole rimase ben radicato persino nelle popolazioni cristiane, come scriveva nel 460 Papa Leone Magno: «È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana».

Ci vollero la soppressione del culto di Mitra, le persecuzioni dei riti politeisti dovute a Teodosio e i decreti di Giustiniano sulla chiusura dei templi pagani per far sì che il Natale si affermasse lentamente come festa cristiana in tutto l’Impero. E tale è rimasta.

27 novembre 2008

 
 


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