Chiesa e pedofilia

Roberto Sabatini, Roma

Gli atti di pedofilia che sono stati contestati agli ecclesiastici sono meglio descritti come veri e propri abusi e violenze sessuali e morali su minori, minori, si noti bene, affidati alle loro cure, ossia in balìa del loro potere e, quindi, con il più riprovevole tradimento della buona fede riposta nell’istituzione e nelle persone che operano per suo conto e in suo nome, dalle vittime e dai loro famigliari.

Oltre agli addetti ai lavori, tutti sanno bene che le conseguenze di un’esperienza di stupro o di violazione dell’intimità fisica e psichica in età evolutiva sono gigantesche e devastanti, tali da segnare il destino della persona, fino a negargli per sempre serenità e felicità in toto o, comunque, in una delle sfere più delicate e significative della sua esistenza.

Sentimenti di colpa, vergogna, disistima, inadeguatezza, blocchi e stravolgimenti del sentire e del godere sessuali, alterazioni dell’espressività e dei vissuti emotivi e sentimentali: tutte sindromi che possono accompagnare, anche per tutta una vita, chi ha dovuto subire una o più di queste brutalità.

In queste ultime settimane questa profonda e puzzolente pentola dei “peccati” commessi da chi stabilisce che cos’è o non è “peccato” si è scoperchiata più del solito e ha denunciato quanto profonda, radicata e diffusa sia questa tentazione e questa pratica, proprio nell’ambiente che, con un’ipocrisia davvero infinita, continua a perseguire e a condannare i comportamenti sessuali altrui come risultato d’una civiltà che si allontana dalla fede e che rinnega i valori e gli orientamenti della chiesa!

Di fronte a questo scandaloso - quanto reiterato - moltiplicarsi di crimini contro la persona commessi proprio da chi sostiene di mettere la persona al centro delle sue attenzioni (forse si tratta di un equivoco sintattico?), invece di preoccuparsi delle vittime, in luogo dell’umiliarsi di fronte a loro, al posto del lottare per lenire il male prodotto e le future conseguenze di esso, anzichè mettersi in seria discussione come istituzione, come compagine sociale, come ordinamento e come dottrina, la chiesa cosa fa? I suoi portavoce minimizzano, parlano di esagerazioni montate e di veleni gettati per screditare il pontefice, per mortificare la chiesa che, invece, sarebbero estranei a questi fenomeni, fenomeni che, nel loro mondo, devono essere considerati straordinari e marginali!

Del crimine commesso non si parla nemmeno, se ne ammette la responsabilità solo come devianza individuale, non come fenomeno sistemico e sistematico perché, se si ammettesse questo, si dovrebbe sospettare dell’istituzione nel suo complesso, della sua composizione monosessuale, del suo impianto rigidamente gerarchizzato e antidemocratico, del suo fondamento antistorico e antidialettico, della sua essenza dogmatica e stereotipata, del suo goffo maschilismo e della sua imbarazzante misoginìa di derivazione vetero testamentaria; si dovrebbe riconsiderare la sua storia che è una storia che gronda sangue e perversione, tortura e devastazione ovunque si è affermata come potere: no, questo è decisamente troppo, meglio ritenere che le migliaia e migliaia di episodi di pedofilia (una stima di un caso denunciato su dieci comunque consumati, ma taciuti per vergogna, pudore o paura della rappresaglia, è una stima prudente) avvenuti, avvenenti e avvenire siano, appunto, episodici, personali e assolutamente estranei alla chiesa come ordinamento.

Gli stessi portavoce sottolineano poi il profondo valore del riconoscimento di questo odioso crimine, che il capo stesso della chiesa, il papa, ha ammesso denunciando e sanzionando per primo (primo rispetto a chi?) i comportamenti “devianti” dei suoi sottoposti, con ciò quasi pretendendo un plauso per la presa di coscienza e per il gesto di grande responsabilità mostrato!

Pensate, dovremmo trovare questo atteggiamento dei vertici della Chiesa come un gesto e una prova di assoluto pentimento e di grande impegno etico e non, invece, concludere che esso prova proprio che per secoli i loro predecessori hanno coperto (se non anche avallato e praticato in prima persona!) crimini di questo ed altro genere!

Se la novità è l’ammissione delle responsabilità individuali, non si tratta di una grande novità e la prima considerazione di rimando è il ritardo secolare che l’accompagna, quindi la complicità e la connivenza con questo e altri reati come condizione storica, se non normale, della Chiesa!

Persino la presidenza degli Stati Uniti sarebbe stata deposta su due piedi di fronte a reati di questo tipo, ma la Chiesa non si tocca, non si discute, non si cambia: essa è là, piena di se medesima, unica o principale depositaria del bene e del male, unica interprete del verbo divino, unica e legittima autorità terrena che può dire la sua su tutto senza che nulla e nessuno possano dire alcunchè su di essa! Che splendida dittatura! Che impero perfetto! Che regime inattaccabile e immodificabile, dal momento che si autoamministra, si autoelegge e si autodetermina e che può fare tutto ciò senza nemmeno sporcarsi con il lavoro, perché è finanziato dai suoi sudditi extraterritoriali!

28 marzo 2010

 
 


Circolo UAAR di RomaVia Ostiense 89, 00144 Roma — Tel. 06 575 7611 - 338 316 3509 — e-mail