L’identità italiana finisce a Tor Vergata?
(parrebbe di sì…)
I permessi per i residenti sottolineano l’occupazione fatta dal Vaticano.
Per il Giubileo dei Giovani, un permesso per circolare ai residenti di Tor Vergata: il sindaco Rutelli sancisce per iscritto l’occupazione di Roma da parte del Vaticano.
A volte uno scontro verbale o politico-culturale diventa anche fisico, cioè si passa alle botte o all’occupazione fisica e geografica. L’occupazione di Roma da parte della Città del Vaticano, dopo una martellante preparazione psicologica, si è spostata sul piano geografico e formale. Le avvisaglie si sono avute quando il monarca vaticano ha espresso una pesante condanna alla marcia dei gay che in realtà era avvenuta in territorio italiano (fonte: Tutto-Città); la fede può far delirare, oppure è solo ignorante in geografia? li presidente Amato non ha notato l’ingerenza, non l’ha giudicata una condanna “inopportuna”: forse non ha una cartina dell’Italia politica (esiste dal 1865). Per il Giubileo dei “giovani”, Rutelli, Amato e l’Agenzia per il Giubileo hanno deciso che la zona era off-limits per due giorni, che i romani normali non potevano entrarci, e solo i residenti potevano circolare con un apposito permnesso spedito per posta. Il carattere di occupazione è decisamente sottolineato anche dal fatto che la “Agenzia Romana per la preparazione al Giubileo” non ha alcuna autorità, nessuna Giurisdizione per stabilire chi può circolare a Roma, ma Amato e Rutelli gliela attribuiscono. È come se il permesso fosse firmato dall’A.S. Roma Calcio.
A Tor Vergata la prostrazione di certi italiani ha superato la più ardita fantasia.
Con i misfatti di Tor Vergata quest’occupazione assume dei toni surreali, delle venature grottesche e patetiche. Un’intera zona è stata occupata per due giorni. Il sindaco Rutelli, insieme alla “Presidenza del Consiglio dei Ministri” e alla “Agenzia Romana per la preparazione al Giubileo” ha inviato ai romani nientemeno che un “Permesso di circolazione per residenti”. Lo stesso Amato in altre occasioni disse che certi raduni erano “inopportuni”, ma che “purtroppo” la Costituzione gli imponeva di non vietarli.
Un umile Sindaco, un umile Presidente del Consiglio, sotto ai tuoi piedi…
Nella finzione del film Non ci resta che piangere, Troisi e Benigni, sprofondati nel “quasi 1500”, scrivevano al terribile Savonarola. Per esser certi di evitare le sue ire, non lesinavano a prostrarsi giungendo a scrivergli: «Due umili peccatori… noi mettiamo la nostra testa sotto i tuoi piedi… e puoi muoverli!». Quello era un film. Come spesso accade, la realtà supera la fantasia. Gli amministratori passati e presenti hanno fatto più di quello che Troisi e Benigni riuscirono a immaginare. Rutelli e Amato praticamente hanno scritto al monarca vaticano: «Un umile sindaco e un umile presidente… noi mettiamo Roma e l’Italia e noi stessi sotto i tuoi piedi, e tu puoi fare quello che vuoi, puoi circolare, puoi avere ogni spazio, anche in TV, migliaia d’italiani non cattolici, puoi avere i migliori servizi mai riservati prima a nessuno… mettiamo la testa sotto i tuoi piedi… e puoi muoverli!…». Con quest’atto Rutelli si è sottomesso interamente al santone dei Vaticano, annullando qualsiasi facoltà politica, e diventando un semplice riflesso degli ordini di una monarchia straniera. Rutelli come uno specchio, incapace di produrre qualcosa d’autonomo, lì a riflettere la luce altrui.
I romani… ma prima i pellegrini.
Chi non è di Roma forse non sa bene cosa accadde la notte del 1° gennaio 2000 a Piazza del Popolo. Centinaia di migliaia di romani si radunarono per il Capodanno 2000, una festa non cattolica. Proprio perché non era un rituale di sottomissione “pecoreccia”, il sindaco Rutelli se n’è disinteressato, insieme agli amministratori provinciali e regionali e al prefetto Mosino (responsabile dell’ordine pubblico) e ai media. La notte ci furono quasi 1.000.000 (un milione) di romani in giro al centro, ma per loro non ci fu alcun mezzo pubblico né bagno pubblico: niente (!). Invece per i pellegrini di Tor Vergata si sono trovati centinaia di mezzi pubblici, migliaia di bagni mai visti prima, assistenza medica, acqua, eccetera: per Rutelli chi esce la notte di Capodanno non ha bisogno di mezzi pubblici né ha dei bisogni fisiologici; per Rutelli solo i pellegrini fanno pipì e cacca, i romani non-pellegrini non la fanno; per Mosino 1.000.000 di romani in una piazza-imbuto non possono creare problemi d’ordine pubblico. Centinaia di migliaia di romani sono stati costretti da queste persone a usare i propri mezzi, a impiegare anche cinque ore di viaggio per tornare a casa. Ho sentito storie allucinanti, traffico completamente paralizzato, svenimenti, incidenti, risse, liti, stress elevatissimo, persone che si perdevano nel centro di Roma e gente che partiva da casa alla ricerca dei dispersi e dopo tre ore ritornava sconfitta e respinta dal mega-ingorgo, telefonini inutilizzabili, soccorsi speciali inesistenti, ambulanze imbottigliate nel traffico insieme alle poche auto della Polizia. Per i pellegrini di Tor Vergata si sono istituiti trasporti eccezionali, ma non per i romani di Capodanno; Alberto Martone su la Repubblica scrisse: «…non si è riusciti ad arruolare un pugno di macchinisti per portare a casa un milione di romani». Il prefetto Mosino, forse incapace di usare la calcolatrice, affermò: «Una situazione imprevista e imprevedibile», come se l’inizio del 3° millennio fosse arrivato senza farlo sapere! E i romani fossero arrivati di nascosto, quatti quatti, senza dirlo a nessuno! Ciò supera il grottesco di Troisi e Benigni?
Ecco le differenze:
- Per il Capodanno 2000 di 1.000.000 di romani = nessun servizio eccezionale, fermi tutti i mezzi pubblici, nessun bagno.
- Per il Giubileo dei 2.000.000 di “giovani” (tra cui sembra anche 1.000.000 di romani) = 25.000 volontari, 200 medici, 300 infermieri, 150 Tir per alimenti e bevande, 81 torri-faro per illuminare, 15 maxischermi, 6.000.000 bottiglie d’acqua gratis, 12.000 bagni chimici, 1.400 treni speciali, 16.000 pullman di pellegrini, 5.500 agenti di polizia e carabinieri, 220 pattuglie, 15 artificieri, 10 tiratori scelti, 58 decolli degli elicotteri.
[fonte: La Repubblica 21 agosto 2000]
Il testo integrale del permesso [tra parentesi alcune spiegazioni]
Tor Vergata ZTL 19-20 agosto 2000 / Permesso di circolazione per residenti / [sotto ci sono gli stemmi e le scritte di] / “Presidenza dei Consiglio dei Ministri”, “Comune di Roma”, “Agenzia romana per la preparazione dei Giubileo”.
Lettera ai residenti dell’area di Tor Vergata per la giornata mondiale della gioventù:
Cari concittadini, il 19 e il 20 agosto prossimi, l’area per i grandi eventi di Tor Vergata sarà la sede della fase finale del Giubileo dei Giovani. Centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi provenienti da tutto il mondo raggiungeranno la grande area attrezzata che ha già ospitato con successo il concerto del 1° maggio scorso. Questo evento straordinario, uno dei più importanti dei Giubileo, consentirà a Roma di confermarsi città accogliente, capace di organizzare l’arrivo, la presenza ed il deflusso di un così grande numero di persone. Le esigenze organizzative per la riuscita di questa manifestazione, tuttavia, non devono creare disagi inaccettabili per i residenti della zona di Tor Vergata. Per questo, abbiamo fatto in modo che chi abita e lavora nel quartiere possa circolare liberamente esibendo il permesso speciale che troverete stampato insieme a questa lettera. Allegati, troverete una cartina con il perimetro della zona a traffico limitato ed un tagliando che dà diritto ad assistere alla manifestazione da una posizione privilegiata, molto prossima al palco papale. Naturalmente, nonostante il periodo vicino al Ferragosto, è possibile che tutta la zona sia interessata da un traffico intenso. Per questo, il nostro consiglio è di evitare per quanto possibile di muoversi nella zona con i mezzi privati. In ogni caso, i mezzi pubblici saranno funzionanti e, in alcuni casi, potenziati per consentire un più agevole accesso all’area dell’evento. Scusandomi preventivamente per ogni eventuale disagio, sottolineo anche l’importanza di questo evento. Come residenti in quest’area, voi conoscete bene l’entità dei lavori in corso. E ne conoscete anche l’utilità, al di là degli eventi che vi si svolgeranno: a Tor Vergata sta nascendo, infatti, il più grande campus universitario d’Europa, modernamente attrezzato per lo studio e per lo sport, con strade e infrastrutture necessarie al pieno sviluppo della zona nella quale vivete. Tutta l’area si sta affermando come una delle più importanti della città. Ed era tempo che avvenisse, dopo lunghi anni di trascuratezza: si possono conciliare così una buona prova della nostra città per il Giubileo e miglioramenti in vasti quartieri delle nostre periferie. Certo che anche questa volta verranno dai residenti attenzione, comprensione e collaborazione, vi ringrazio e invio a ogni famiglia i miei saluti migliori.
Il Sindaco di Roma
Francesco Rutelli
[il tagliando di ingresso incluso perrnette di evitare la spesa di 60.000 (credo!) per vedere il santone straniero; questo è il testo:] / Giubileo dei giovani a Tor Vergata / Area palco residenti / Settore rosso arca 1-2-3 / Ingresso riservato per due persone. / [Nel retro c’è la carta stradale in cui si evidenzia il perimetro dell’ampia zona vietata alle persone senza permesso]
Chi è vicino al Papa è un privilegiato.
Un regalo in cambio dell’occupazione; Rutelli impone dei divieti e offre in cambio quello che lui considera un premio, nientemeno che un «tagliando che dà diritto ad assistere alla manifestazione da una posizione privilegiata, molto prossima al palco papale». Quest’amenità è un modo per sottolineare ancora la sua sottomissione, scomparendo come Sindaco e magnificando il clero. Rutelli valorizza esplicitamente la figura dei santone straniero, scrivendo che stare vicini a lui è un privilegio. Questa è una chiara azione politica e culturale, come lo sono le presenze di Ciampi e Amato al rituale.
Venduta l’identità italiana e romana?
Un pellerossa a Roma raccontava con pathos dei suo popolo: «… noi abbiamo la nostra storia». Cosa permette a loro di sopravvivere nelle riserve? L’identità culturale. Cosa costringe gli statunitensi a ficcarsi con l’economia, la cultura o le armi in ogni luogo del mondo? È la loro tipica identità, cercano una storia e delle radici culturali profonde che non hanno, le hanno recise sterminando i pellerossa. E qual è la forza principale del popolo catalano (in Spagna)? La tecnologia? li petrolio? È l’identità culturale, evidente nell’orgoglio nell’usare per prima la loro lingua e poi quella nazionale. Qual è uno dei fattori che ha spinto i serbi alle loro azioni: la necessità di un’identità come gruppo. Qual è la forza che ancora oggi spinge milioni di persone alle guerre? La politica, l’economia, il potere? È la tendenza all’affiliazione in gruppi, la necessità di sottolineare la propria identità come gruppo; è un’energia potentissima, anche mortale, ma l’identità nazionale può anche essere un utile strumento di sviluppo sociale.
Una canzone patriottica cantava: «Il Piave mormorò, non passa lo straniero!»; non si vuole certo impedire a nessuno di transitare o vivere in Italia, vaticani inclusi; si vuole invece richiamare certi amministratori ai loro doveri, tra cui quello di lavorare per un’identità cittadina che non sia campanilismo ma che esista, per un’identità nazionale che non sia nazionalismo ma che esista; senza svendere tutto al primo santone. Si vuole richiamare al dovere di costruire una cultura civile non superstiziosa, su cui la società possa riconoscersi e fare un poco di affidamento.
Franco Battiato cantava «Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!…».
Nanni Moretti nel film Aprile guardava D’Alema in TV contro Beriusconi e lo esortava: «Dì qualcosa di sinistra, di qualcosa!». D’Alema restava muto, come i dirigenti italiani nei riguardi del santone straniero. La conclusione vorrebbe essere un’esortazione a dire o fare qualcosa, qualunque cosa che non sia un’attiva passività.
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