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Il “bisogno di fede” dei fondamentalisti
Eugenio Geiringer, Fiumicino (ROMA)
Settimane fa Indro Montanelli si è dichiarato “cristiano filosemita”, concludendo: «Il problema ebraico? È impossibile risolverlo». Il problema, infatti, è impossibile risolverlo a livello razionale, storico, politico, culturale. È tema esclusivamente psicologico. L'uomo, con l'acquisto della ragione, prende coscienza della morte e quindi ha bisogno di fede.
Freud, in Considerazioni attuali sulla guerra e la morte, al punto 2, intitolato Il nostro modo di considerare la morte, scrive che «…la scuola psicoanalitica ha potuto anche affermare che […] nel suo inconscio ognuno di noi è convinto della propria immortalità». Il fondamentalista che salta in aria con il suo esplosivo risolve un suo problema, si uccide per non morire. Dio solo promette e assicura l'immortalità. Le tre grandi religioni monoteiste citate hanno capito da tempo che i principi delle fedi vanno imposti durante lo «…stato di dipendenza infantile» (ancora Freud, nel Compendio di Psicoanalisi) quando il bambino è suggestionabile e tenta i primi interrogativi, le prime domande.
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