La pagina della musica

In questa pagina sono contenuti tutti i video di brani musicali che hanno contenuti anti-confessionalisti, anticlericali, anti-religiosi o semplicemente riguardanti la laicità oppure l’ateismo o l’agnosticismo. I testi, i video e le tematiche dei brani esposti sono opera individuale di diversi autori e possono quindi non rappresentare la posizione ufficiale dell’UAAR.
I link ai vari videoclip sono stati rivisti e aggiornati al 4 dicembre 2011, onde si prega segnalare in futuro eventuali link rotti, video rimossi o account YouTube chiusi.

Artisti italiani

Giorgio Gaber — La Chiesa si rinnova (1969)
Capostipite di tutte le canzoni anticlericali del dopoguerra, quello di Giorgio Gaber è un brano avanti di almeno 40 anni rispetto al suo tempo; scritto nel 1969 in epoca post-conciliare dal famoso artista milanese, fu rielaborato dal vivo negli anni novanta sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, e a sentirlo adesso potrebbe essere benissimo stato scritto oggi.

Edoardo Bennato — Affacciati affacciati! (1975)
Nel pieno degli anni settanta Edoardo Bennato, nel il suo album Io che non sono l’imperatore, propose questo brano che può considerarsi a tutti gli effetti come uno dei primi esempi di manifestazione antipapista della musica leggera italiana.

Zucchero — Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica (1987)
Uno dei brani più famosi della liberalizzazione e dell’autodeterminazione degli anni ottanta.

Elio e le Storie Tese — Born to Be Abramo (1990)
La più famosa band demenziale italiana realizzò questa famosa cover del noto brano Born to Be Alive di Patrick Hernandez condendola con riferimenti biblici tipici del catechismo scolastico che molti tra i giovani degli anni settanta ricordano dalla loro infanzia non sempre con troppo piacere.

Santarita Sakkascia - Nostalgia di Khomeini (1994)
Con gran dispiacere dei confessionalisti della destra italiana, anche l’islam entrò nel mirino dei gruppi italiani di rock demenziale, peraltro in tempi non sospetti (il brano è del 1994, dunque prima che ci si riscoprisse confessionalisti in chiave anti-islamica). Il gruppo romano inventore del cosiddetto “hard rock cafone” aveva partorito nei primi anni novanta questo brano d’assalto che apparentemente voleva sembrare filo-islamico. In realtà, a un attento ascolto, la canzone rivela i caratteri più gretti della religione musulmana.

Rufus — Prete (2005)
Rufus, alias Simone Cristicchi, salì agli onori della cronaca con questo brano manifestamente anticlericale che tra il 2007 e il 2008 fece molto parlare di sé.

Simone Cristicchi — Bastonaci o Signore (2005)
Simone Cristicchi in una nuova performance anticlericale, questa volta dal vivo in piazza Navona alla manifestazione Coraggio Laico del 12 maggio 2007.

Vinicio Capossela — L’uomo vivo (Inno alla gioia) (2006)
Non è la prima volta che Vinicio Capossela ironizza sulle feste religiose di paese. In questa grande interpretazione i riflettori dell’ironia sono puntati sugli aspetti più patetici della festa del Cristo risorto.

Vaticano’s burning (2007)
Parodia del brano di Frangetta Milano’s burning (da Il deboscio. Frangetta e altri profili poveri) in chiave manifestamente anticlericale e antipapista; sulla stessa base anche Papaboy is burning, che prende di mira il fenomeno dei Papa Boys.

Prophilax — Clero ttura de cojoni (2008)
Volgari, dissacranti e sessisti: i Prophilax, affermato gruppo porno-rock romano, sono gli autori di uno dei più violenti e agguerriti brani anticlericali del nuovo millennio. In questo pezzo vengono sintetizzati in poche battute tutte le prepotenze e i privilegi della Chiesa cattolica e vi si menziona esplicitamente lo sbattezzo.

Baustelle — Charlie fa surf (2008)
Il titolo di questo brano del gruppo toscano affonda le sue radici in riferimenti musicali e cinematografici ben noti (Charlie Don’t Surf dei Clash). I contenuti della canzone sono un sarcastico grido di libertà della generazione giovanile contro il clericalismo e l’etica perbenista proposta dalla religione.

Artisti stranieri

Rush — Freewill (1980)
I canadesi Rush sono considerati dagli appassionati di musica come uno dei più grandi gruppi rock della storia, sia per l’altissima preparazione tecnica (ciascun membro della band è considerato un fuoriclasse nell’uso del proprio strumento musicale) ma anche per i contenuti altamente filosofici e culturali dei testi delle loro canzoni. Questa Freewill («Libero arbitrio») rappresenta l’esempio più concreto della loro battaglia per l’affermazione della libertà di pensiero e d’azione dai dogmi della religione.

Dead Kennedys — Religious Vomit (1981)
La band Hardcore punk statunitense dei Dead Kennedys è considerata la più politicizzata della scena musicale degli Stati Uniti. La sua musica esprime appieno la violenza del punk americano degli anni settanta-ottanta. Le loro posizioni anti-clericali e anti-religiose sono proverbiali. Uno dei loro brani più noti sull’argomento è Religious Vomit (che esprime ampiamente le loro vedute sulle correnti religiose), tratto dall’album dall’eloquente titolo di In God We Trust, Inc. (più o meno traducibile come: «Abbiamo fede in Dio S.p.A.»).

Dead Kennedys — Moral Majority (1981)
Ancora dal citato In God We Trust, Inc., un altro brano ferocemente aggressivo verso i telepredicatori e le richieste di denaro da parte delle organizzazioni religiose.

Metallica — Master of Puppets (1986)
Anche la band nordamericana inventrice dello speed-metal ha dato il suo contributo all’anticlericalismo e all’anti-religiosità. Il brano Master of Puppets è il grido di accusa più violento verso i predicatori di ogni estrazione culturale (sia televisivi che da piazza).

An Emotional Fish — Celebrate (1989)
In Italia questo brano della band irlandese è passato alla storia più per la cover di Vasco Rossi nota come Gli spari sopra che non per la sua versione originale (praticamente sconosciuta ai più nel nostro Paese, così come sconosciuti sono i suoi autori). Ma mentre il brano di Vasco Rossi è di fatto un grido molto qualunquista contro il potere generalizzato, il testo molto più ermetico dei “Pesci Emotivi” è centrato sulle falsità di una certa società borghese transnazionale che si nasconde dietro a delle vere e proprie patologie collettive (tra cui le religioni). Il refrain «Celebrate! This party’s over» («Celebrate, la festa è finita!») è un vero e proprio imperativo a metà tra il sarcastico e l’ironico. Nel testo sono riportati (in tono di derisione) anche evidenti richiami alla misericordia divina e a Babbo Natale.

Depeche Mode — Personal Jesus (1989)
Si tratta di uno dei brani più riusciti del gruppo britannico leader del rock elettronico. Scritto da Martin Gore, è una satira al catechismo e alle velleità di conversione sia della Chiesa cattolica che di quelle cristiano-evangeliche. Marilyn Manson ne realizzò una cover che, rispetto all’originale, non aggiunge nulla, ma che presenta un videoclip più pirotecnico nei contenuti: l’immagine della chiesa associata agli aspetti più oscuri della dittatura e del potere, uniti alla seduttività della fede e alla falsità e alla venalità delle correnti religiose, ne fanno un misto davvero esplosivo condito in modo efficace dalle posizioni di orientamento satanista-laveyano dell’autore. Le immagini sono crude, oscure ma molto incisive.

Muse — Thoughts of a Dying Atheist (2003)
I Muse — nota band britannica nota per brani come Time Is Running Out — hanno composto un brano altrettanto noto che parla di ateismo. Lo hanno fatto con le consuete visioni molto ambigue e impressioniste che contraddistinguono i loro testi. Questo brano è anche oggetto di un lungo commento sulla pagina dei contributi di questo sito.

 
 


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