11 febbraio 1929: i Patti Lateranensi

(l’ultimo giorno dell’Italia laica)

«Non restringiamo l’opera nostra al puro anticlericalismo. La religione è “affare privato” finché rimane nell’orbita della credenza individuale, ma oggi si è finalmente rivelata appieno come istituzione che tende al potere politico per eternare l’ignoranza e lo sfruttamento economico. Contro di essa quindi, il viso dell’armi!»
(dagli scritti di Benito Mussolini)


Mussolini alla firma del trattato

L’11 febbraio del 1929 Benito Mussolini, un uomo della provvidenza (manifestamente ateo e anticlericale), dopo anni di trattative prese l’estrema decisione di stipulare un Concordato con la Chiesa cattolica.

Le ragioni di questa scelta furono dettate dall’opportunismo politico e sostenute dalle ali clericali del fascismo nonchè dalle correnti filosofiche dello spiritualismo italiano, ma le sue conseguenze pesarono sul futuro del nostro Paese in misura così consistente da compromettere la successiva nascita della Repubblica nel dopoguerra.
Durante i lavori della Costituente, infatti, un improvviso voltafaccia del Partito Comunista permise la loro introduzione nella Costituzione.

Incoscientemente recepito così dalla nostra Costituzione del 1946, un provvedimento dell’era fascista come i Patti Lateranensi (che legano la Repubblica Italiana a una monarchia teocratica assoluta che non ha mai riconosciuto la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, né ha mai sottoscritto gran parte dei trattati da essa derivati) pesa ancor oggi sul nostro Paese compromettendone seriamente la vita democratica.

Per l’Italia laica questo è un giorno di lutto nazionale.

 
 


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