21 dicembre, solstizio d’inverno

«…e se questo inverno dovrà durare, che duri a lungo
e sommerga sotto la sua coltre di ghiaccio
tutto il mio passato e quanto un tempo fu vivo in me
e che il futuro disgelo ne trascini via i resti
e restituisca al sole la vergine terra che non ha memoria»
(Anonimo non credente)

Il solstizio d’inverno è l’erede delle antiche festività che in date diverse interessavano, nei periodi di passaggio da una stagione all’altra, tutte le civiltà (basate sull’agricoltura e l’allevamento) che risiedevano fuori dalla fascia tropicale.

Nell’attuale accezione dei non credenti il 21 dicembre non rappresenta solo una festività specifica ma l’inizio del periodo di transizione da un anno all’altro e della fitta serie di ricorrenze di cui tutte le culture hanno arricchito il calendario invernale.
Pertanto è stata implicitamente assunta nell’immaginario collettivo come una ricorrenza che molti vivono a livello personale nel momento di passaggio legato all’antica tradizione che contemplava la massima elongazione del buio sulla luce.
Anche se questa impostazione può avere un richiamo lontano ad alcuni aspetti legati alla New Age, il tema del sentimento individuale associato alla natura e al ciclo delle stagioni è molto antico e assai ricorrente nella poesia e nella letteratura di ogni momento storico in molte parti del mondo.

La visibilità di questa ricorrenza per i non credenti che sono soliti celebrarla, è sempre stata attenuata dalla festività cattolica del Natale (derivata dall’antica festa pagana del Sol Invictus a seguito del Concilio di Nicea).
Nonostante ciò, da diversi anni sono sempre più numerose le persone che si allontanano dall’interpretazione cattolica delle festività invernali e tornano (a volte anche in chiave ludica) alla celebrazione delle festività stagionali originarie.
Alcune di queste interpretazioni hanno dato origine in determinati contesti a visioni di carattere astrologico o associate ad altre convizioni del tutto estranee alla concezione del mondo caratteristica degli atei e degli agnostici.

L’usanza del dono natalizio è comunque un’eredità dell’antica festa stagionale legata al solstizio e ha una valenza tutt’altro che materialista e consumista, rappresentando una forma di augurio per il passaggio a un nuovo anno e a un nuovo ciclo dell’esistenza.
Si tratta quindi di una festa laica e sicuramente anche atea ma il cui carattere presenta una componente ideale (intesa come sinonimo di spirituale) non trascurabile, che affonda le sue radici nella memoria storica delle nostre origini pagane, ma che si è arricchita anche con gli elementi dell’accezione non religiosa moderna che ne hanno saputo trasformare il primigenio carattere mistico in una semplice visione lirica alla portata di tutti.

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