Non vuoi sposarti in chiesa? Peggio per te!

Nella città di Roma il Comune mette due sole sale a disposizione delle coppie che intendono sposarsi con cerimonia non religiosa: la c.d. Sala Rossa in Campidoglio e la cappella sconsacrata in via di Valle delle Camene, di fianco alle Terme di Caracalla.
Entrambi i citati siti sono gestiti direttamente dall’amministrazione capitolina.
Ad essi vanno aggiunti Villa Lais (piazza Giovanni Cagliero, nei pressi della stazione F.S. Tuscolana, in zona non certo alla portata di tutti), gestita dall’amministrazione del IX Municipio, e la ben più lontana Sala Azzurra a Ostia Lido, gestita dal XIII Municipio.
I tempi per sposarsi in questi luoghi sono assai estesi (a volte lunghissimi), data la lunga lista d’attesa.

Chi invece volesse optare per una cerimonia di carattere religioso può contare su ben 336 parrocchie, dove attraverso il matrimonio concordatario è possibile ottenere automaticamente l’inserimento nei registri civili.

Considerato che, stando alle statistiche ISTAT del 2009, i matrimoni civili in Italia erano più del 37% del totale e, per quanto riguarda la sola città di Roma, più del 46% (4 453 su un totale di 9 570 celebrati nella Capitale in tale anno), i luoghi che in proporzione dovrebbero essere adibiti dal Comune a ospitare tali funzioni non dovrebbero essere meno di un centinaio per far fronte alla crescente domanda.

Tale forte discrepanza tra la richiesta da parte della cittadinanza e la disponibilità da parte delle strutture comunali rende peraltro impossibile poter contrarre matrimonio nei tempi minimi previsti dalla legge (che, rispettati alla lettera, sarebbero di 12 giorni dopo l’esposizione delle pubblicazioni, in quanto l’articolo 95 del codice civile richiede otto giorni di pubblicità del matrimonio comprendenti due domeniche consecutive, e l’articolo 99 prevede che le nozze possano essere celebrate non prima del quarto e non oltre il centottattesimo giorno successivo all’ultimo giorno di pubblicazione).

Lo stesso matrimonio laico-umanista, che prevede la possibilità di espletare una cerimonia personale in qualsiasi luogo, necessita comunque di una cerimonia civile presso uno dei quattro luoghi riconosciuti dal Comune, altrimenti (ai sensi dell’attuale normativa) non avrebbe alcuna validità legale.

Nonostante le continue richieste, l’amministrazione capitolina sembra del tutto insensibile alla necessità di snellire le procedure e di garantire la disponibilità di locali adatti ai matrimoni civili.
Tutto sembra quindi strutturato per costringere la gente a sposarsi in chiesa e rendere difficoltosa la scelta di un matrimonio non religioso.

Ancora una volta le strutture pubbliche si rendono complici servili dell’egemonia confessionalista.

 
 


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